Scricchiola l'intesa sul commercio tra Stati Uniti ed Europa. Un accordo faticosamente costruito e ottenuto nel luglio dello scorso anno dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che il primo maggio il presidente Usa Donald Trump è tornato a mettere in discussione annunciando sul suo social Truth di alzare i dazi al 25% per tutte le auto europee vendute negli States nel corso della prossima settimana. Una sberla per i Paesi europei esportatori di auto - in primis la Germania, ma anche l'Italia ha un export significativo di 9,3 miliardi per mezzi di trasporto, 2,9 miliardi per gli autoveicoli - che pure avevano digerito a fatica la prospettiva di dazi al 15% maturata nell'accordo della scorsa estate. "Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l'Unione Europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale, pienamente concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all'Unione Europea su automobili e camion in ingresso negli Stati Uniti. Il dazio sarà innalzato al 25%", ha scritto Trump sul suo social, precisando che tutto quello che verrà prodotto sul suolo americano non sarà sottoposto ad alcun dazio: un passaggio, quest'ultimo, di apertura verso le multinazionali tedesche dell'auto - da Volkswagen a Bmw - per chiedere loro di ampliare ancora di più i loro stabilimenti Usa. Ma anche della stessa casa italo-francese Stellantis, che tuttavia ormai spedisce dall'Europa solo 10-20mila veicoli l'anno: in Usa ormai ha radici profonde e proprio a Detroit presenterà il nuovo piano industriale il 21 maggio. Dall'altra, tuttavia, c'è anche un rovescio politico in un periodo di scarsa salute dell'auto europea: se i big dell'auto producono di più in America, può significare un taglio più robusto dei posti di lavoro in Europa. Una sorta di vendetta verso il cancelliere tedesco Friedrich Merz il quale aveva detto che gli Usa erano stati "umiliati" dall'Iran nell'ambito del conflitto iniziato il 28 febbraio. Ma anche all'indirizzo degli altri big europei - Italia e Francia comprese - per il mancato sostegno alla riapertura del canale di Hormuz.
C'è poi un piano più pratico, che ha inciso maggiormente sulla mossa di Trump: la lentezza nell'applicazione dell'accordo scozzese sul commercio. Nell'ambito di quell'intesa, infatti, era previsto un impegno da parte dell'Unione europea per eliminare i dazi sui beni industriali statunitensi, automobili comprese. La Ue si è attivata per ottemperare agli impegni, ma ad oggi l'implementazione dell'accordo non è ancora completa tanto che un testo condiviso dai 27 Stati membri e dal Parlamento non c'è ancora e il processo di negoziazione tra Paesi Ue, Commissione europea e Parlamento dovrebbe arrivare a conclusione a giugno di quest'anno. Ma già il 6 maggio ci sarà un nuovo round negoziale in Europa. Secondo quanto ha spiegato a Il Giornale un portavoce della Commissione europea, l'accordo di luglio non prevedeva una deadline per la messa in opera degli impegni da parte dell'Ue ma solo l'impegno ad avviare il processo legislativo per poi arrivare ad azzerare i dazi su tutti i beni industriali americani. Ed è quello che sta avvenendo: "L'Unione europea sta implementando gli impegni dell'intesa in linea con i suoi standard legislativi", si legge sulla nota della Ue, "mantenendo informata l'amministrazione americana" su tutti i vari passaggi. Insomma, da Bruxelles fanno filtrare che in questo momento i problemi arrivano dagli Stati Uniti e non dall'Europa.
"Il piano di Trump di imporre dazi del 25% sulle auto dell'Ue è inaccettabile. Il Parlamento europeo sta ancora rispettando l'accordo firmato in Scozia", aveva scritto venerdì su X il presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange. Al momento, la via prioritaria dell'Europa (con il commissario Maros Sefcovic già in azione) sarebbe quella del dialogo in attesa che Trump concretizzi la sua minaccia.
Si riserverà poi di valutare contromisure. La stessa Ue lamenta che gli Usa - su 400 prodotti con acciaio e alluminio - ancora oggi paghi una tassazione media del 26%, quindi superiore all'accordo per tariffe al 15 per cento.