Tutta l'America in piazza per difendere l'aborto. Arizona, assalto al Senato

Proteste in moltissime città. A Phoenix gli scontri più duri con momenti che hanno ricordato Capitol Hill. A New York 25 arrestati. La Casa Bianca ipotizza di consentire l’interruzione di gravidanza in edifici federali

Tutta l'America in piazza per difendere l'aborto. Arizona, assalto al Senato

Dal colpo di spugna della Corte suprema al colpo di coda delle piazze americane. Non sono bastate le parole del presidente Usa Joe Biden a rasserenare un Paese diviso tra pro e contro l'aborto dopo la decisione con cui, due giorni fa, i giudici statunitensi hanno ribaltato la storica sentenza del 1973; quando la Corte (oggi dominata da giudici conservatori nominati da Donald Trump) sancì il diritto all'interruzione di gravidanza. Tutto da rifare, in America. E da est a ovest ieri è esploso il caos.

A New York almeno 25 dimostranti pro aborto arrestati dopo le tensioni a Bryant Park, nel cuore di Manhattan. A Los Angeles, i manifestanti hanno marciato lungo la 110 Freeway, una delle strade più importanti, bloccando il traffico.

Dallo stupore alla rabbia. Le macchie di leopardo del disappunto, per la cancellazione di un diritto acquisito mezzo secolo fa, si sono allargate a macchia d'olio. New Jersey, Pennsylvania, Wisconsin, Illinois, New Mexico e California. Dimostrazioni anche a Boston e in Arizona (uno dei primissimi Stati ad applicare la decisione della Corte) perfino in Texas. E dopo i primi cortei di protesta andati in scena pacificamente a Washington, di fronte alla Corte suprema, il picchetto «pro-choice» ieri si è detto pronto a rivendicare oltranza la libertà di scelta delle donne: con ogni mezzo.

Il divieto di aborto è scattato subito in Utah, South Dakota, Kentucky, Louisiana, Oklahoma, Missouri e Arkansas. In altri Stati, come Alabama, West Virginia, Wisconsin e Arizona, chiuse le cliniche. E anche lo sport si schiera contro la Corte che ha lasciato la «palla» ai singoli Stati americani, dal pallone all'Nba. La calciatrice della nazionale Usa Megan Rapinoe chiama alla «protesta collettiva come il #MeToo». La star dei Los Angeles Lakers Lebron James su Twitter, con il 6 volte campione del mondo di F1 Lewis Hamilton, denuncia le ripercussioni sulle donne afroamericane disoccupate che per abortire dovranno raggiungere Stati dem.

Ma ieri è sceso in strada pure chi non si rassegna a vedere un'America progressista riversarsi nelle città, e durante una manifestazione pro-aborto a Cedar Rapids, in Iowa, un pick-up guidato da un 60enne si è lanciato contro una folla di 400 persone. Una donna, travolta, è stata trasportata d'urgenza in ospedale tra le urla di chi nel corteo sventolava solo cartelli e slogan. Tutto è degenerato. Fermi e alta tensione registrata soprattutto a Phoenix, (Arizona), dove la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere i pro aborto che venerdì notte avevano «ripetutamente preso a pugni la porta di vetro dell'ingresso del Senato». Stando agli agenti, tentando un assalto. Un video mostra i soldati in assetto di guerra a protezione dell'edificio. Scene che hanno ricordato l'attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

Biden ha parlato ieri di «decisione devastante e dolorosa» della Corte suprema, a cui la Casa Bianca proverà a fare muro col ricorso a proprietà federali negli Stati repubblicani in cui l'aborto sarà illegale (o lo è già), e dove in futuro si potrà praticare l'interruzione di gravidanza grazie a un intervento esecutivo della Casa Bianca. È però un'ipotesi. E c'è chi, tra il personale ospedaliero, evoca il rischio saturazione delle cliniche in Colorado, Kansas e Illinois, che potrebbero far fronte a un flusso inedito di pazienti, poiché circondati da Stati pro-vita.

Pure in certi spicchi della Bible Belt il ribaltamento decretato dalla Corte, già preannunciato a febbraio, vede l'America completamente fratturata. In Texas, decine di donne si sono fatte sentire per difendere il diritto rimesso in discussione; altre hanno lanciato appelli Pro Life e invitano a denunciare cliniche e medici. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha emesso un ordine esecutivo per garantire protezione alle donne che verranno nello stato per abortire. Lo ha annunciato l'ufficio di Walz, dicendo che l'ordine ha effetto immediato e che è rivolto alle donne che vivono negli Stati che criminalizzano l'aborto o lo ritengono illegale dopo la decisione della Corte suprema. E in California, altro stato progressista, il governatore Gavin Newsom ha firmato una legge che rafforza il diritto di scelta.

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