"L'Hantavirus non è il Covid", dicono gli scienziati. E meno male, vista come Giuseppe Conte ha gestito la pandemia, piena di omissioni e bugie che la commissione d'inchiesta ha raccolto e documentato. "Ricordo il primo lockdown, quattro ore di Consiglio straordinario dei ministri. Avevo uno staff di esperti di cui mi fidavo", sostiene l'ex premier nel podcast One more time.
Non c'è nulla che torni nelle deposizioni in commissioni Covid - di cui peraltro fa parte, - di almeno tre ex membri del Cts, il famoso "staff di esperti". "L'ex premier continua a mentire agli italiani - dice al Giornale Alice Buonguerrieri, capogruppo Fdi in commissione Covid - a tal punto da smentire anche se stesso. Dai lavori della commissione è emerso che il lockdown non solo era privo di fondamento scientifico ma è stata deciso con il favore delle tenebre, cioè in una riunione segreta tra Conte, Roberto Speranza e Francesco Boccia".
Lo disse Luca Richeldi, già direttore di Pneumologia del Gemelli, lo scorso ottobre in commissione. "Il lockdown nazionale l'8 marzo 2020 fu deciso dal Cts ma in una riunione ristretta e riservata alla presenza dell'ex premier e uno o due ministri, non nella solita sala della Protezione Civile". A Richeldi aveva risposto l'ex Iss Giovanni Rezza sul Giornale: "Ad oggi io non so chi decise il lockdown. La politica o qualcuno glielo consigliò?". Eppure Rezza aveva chiesto la Zona Rossa in Val Seriana (mai fatta dopo l'andirivieni di militari, vicenda su cui pende il segreto di Stato) dopo il report di Stefano Merler (Fondazione Kessler) in cui si caldeggiavano i lockdown ristretti alle zone del contagio. Il 21 febbraio il Covid era assente in 16 Regioni, il lockdown fu la risposta d'istinto alla divulgazione colposa di alcune bozze da Palazzo Chigi che generò la corsa ai treni e fece sbarcare il virus in zone fino ad allora immuni o quasi. Nei verbali del Cts del 7 marzo si prevedeva la chiusura di Lombardia e 14 province limitrofe. Una ricostruzione confermata nel libro Nel palazzo bianco: una squadra al ministero, dell'ex portavoce di Speranza Nicola Del Duce e in Scimmie al volante sulla crisi del Covid-19 di Marco Mensurati e Fabio Tonacci di Repubblica. Persino il coordinatore Cts Agostino Miozzo aveva smentito Richeldi: "Mai saputo di riunioni Cts informali, per tutte c'è un verbale che ho fornito ai pm di Bergamo", rivelò al Giornale, senza alcuna smentita. E proprio Miozzo si sarebbe lamentato della presenza in Cts di personaggi privi di competenze. "Perché Conte parla della pandemia in ogni occasione pubblica - rigorosamente senza contraddittorio - ma si rifiuta di parlarne nell'unica sede deputata, la commissione Covid?", si chiede polemicamente la Buonguerrieri.
L'altra balla è che il lockdown fosse "una misura scientifica". Chi ha letto il rapporto Merler sa che in Cina si era valorizzata la tempestività di lockdown locali. Non è vero, come dice Conte, che non si avevano i dati dalla Cina. A smentirlo è il verbale della task force del 18 febbraio 2020, nel quale l'ex Spallanzani Giuseppe Ippolito (ascoltato lo scorso 28 aprile) aveva rivelato alcune slide avute da Pechino con dati "attendibili e dettagliati".
Da prima dell'alert Oms del 31 dicembre 2019 in Cina si dava molto peso al tracciamento degli asintomatici, orientamento opposto al Cts.Il sospetto è che il virus circolasse da tempo (anche in Italia, già da settembre 2019), non c'è prova che il governo lo sapesse. Almeno finora.