"Ci voleva la Meloni per far tornare un po' di gente in parrocchia", scherza un anziano residente del rione Colonna seduto ai tavoli dello storico bar Ciampini. Piazza san Lorenzo in Lucina è il salotto buono di Roma ma l'omonima basilica, forse perché un po' nascosta dal suo portico, non ha più da tempo lo stesso richiamo.
L'"affaire" angelo ha fatto vivere così una giornata particolare alla chiesa di san Lorenzo in Lucina. Turisti e romani che hanno scelto di passare in centro la domenica fredda ma assolata non hanno saputo resistere alla tentazione di vedere da vicino l'affresco di cui tutti parlano.
Un flusso continuo di centinaia di persone sin dalla mattina, interrotto parzialmente per le tre messe domenicali. Anche queste, peraltro, sono state in qualche modo segnate dal clamore della notizia. Eh sì, perché tra i banchi non si sono visti soltanto i parrocchiani di tutte le domeniche ma anche quelli che l'anziano residente definisce i "fedeli occasionali, presenti solo a Natale e Pasqua". Fuori al portico, con telecamere e microfoni, gli inviati dei programmi televisivi davano la caccia al curioso. "L'angelo somiglia alla Meloni secondo lei?", la domanda più gettonata. Molti si sono prestati divertiti, mentre il parroco monsignor Daniele Micheletti, dopo 24 ore di grande disponibilità verso i media, ha preferito ritrarsi ed ha evitato di rispondere alle numerose telefonate. Un atteggiamento comprensibile dopo la "sconfessione" subita sabato sera dal cardinale vicario Baldo Reina che in una nota aveva addirittura preso le distanze dalle dichiarazioni benevole del monsignore esprimendo "amarezza per quanto accaduto" e puntualizzando che "le immagini d'arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni". Chissà se l'inflessibile cardinale avrebbe scritto le stesse parole nel 2007 al suo predecessore alla guida del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, quel monsignor Vincenzo Paglia che comparve tra i volti di un discusso affresco della Resurrezione nel duomo di Terni di cui al tempo era vescovo.
Se in Vicariato ha prevalso la severità, tra le centinaia di visitatori di ieri sembrava dominare invece la curiosità. Ad indirizzare verso il fatidico angelo sono stati ieri tre volontari che gentilmente, per tutta la giornata, hanno ripetuto "in fondo a destra" a chi chiedeva dove fosse l'affresco. Non ce ne sarebbe stato neppure bisogno dal momento che negli spazi ristretti della basilica (in cui si stanno svolgendo attualmente dei lavori di restauro) si sono immediatamente create delle code verso la cappella a destra dell'altare.
Tempo di farsi un'idea con i propri occhi della presunta somiglianza con Meloni, scattare una foto o un selfie e poi via, lasciando il posto agli altri curiosi in attesa del loro turno. Una situazione piuttosto comune, ad esempio, per ammirare le tele del Caravaggio nella chiesa di San Luigi dei Francesi ma mai vista da queste parti e meno che mai nella cappella dedicata ai Savoia con il mezzobusto di Umberto II. Probabilmente mai se lo sarebbe aspettato Bruno Valentinetti, sagrestano e autore dell'opera del momento, un "veterano" di questa chiesa cara alla nobiltà romana. Il pienone di ieri segna paradossalmente una "rivincita" dell'arte contemporanea visto che un dipinto recentissimo ha di fatto oscurato i veri capolavori della basilica: il Crocifisso di Guido Reni posto sull'altare e la cappella Fonseca di Gian Lorenzo Bernini. Giusto qualcuno, distrattamente, ha buttato un occhio sulle altre opere della chiesa ma l'attenzione di tutti era catturata dal volto "familiare" dell'angelo.
Nonostante le polemiche, quella di ieri è stata una domenica
positiva per la parrocchia romana e che riscatta l'amarezza della domenica precedente. Nell'area del cantiere sotto al portico, infatti, si era sviluppato un incendio fermato in tempo ma che potrebbe essere stato doloso.