Tutti parlano di clandestini Ma Bibione aiuta i cristiani

In paese si raccolgono fondi per adottare a distanza i profughi iracheni. Un successone

Tutti parlano di clandestini Ma Bibione aiuta i cristiani

Nostro inviato a Bibione (Venezia)

Business & solidarietà. Gli austriaci e i tedeschi coccolati negli alberghi che oltre al lettino e all'ombrellone offrono una cascata interminabile di servizi e di opportunità di divertimento. Ma anche i profughi cristiani dell'Iraq, adottati a distanza direttamente sulla sabbia. Svago e impegno a braccetto: può sembrare un controsenso, una sfida temeraria perchè, si sa, l'industria delle vacanze non vuole pensieri e preoccupazioni. A Bibione, l'ultima spiaggia del Veneto ormai in vista del Friuli, non hanno paura di andare controcorrente e il Consorzio di promozione turistica, una potenza nel suo piccolo, ha fatto le cose in grande: tutti gli hotel e le agenzie raccolgono soldi per la diaspora irachena.

L'iniziativa si chiama Bibione Charity for familiy ed è nata in collaborazione con la parrocchia locale e la Caritas. Tutte le reception degli esercizi alberghieri hanno il loro corner dedicato a chi soffre in Medio Oriente e pazienza se qualcuno storce il naso. «Bibione – spiega senza tanti preamboli Gianni Carrer, dinamicissimo vicesindaco ma anche albergatore di successo e produttore di bici in legno di alta gamma – ha un'impronta a cui non intende rinunciare. Siamo per il turismo familiare, cerchiamo di rispondere alle esigenze dei bambini, offriamo spazi dedicati ai più piccoli e allo sport; in questo senso non ci scordiamo di chi è in difficoltà, come i cristiani vittime delle persecuzioni».

Giuliana Basso, vicepresidente del Consorzio e a sua volta sul ponte di comando di un un gruppo che gestisce tremila appartamenti e ha otto hotel, l'ultimo appena aperto con un investimento di 30 milioni, va anche oltre: «Bibione ha un'anima cristiana e cattolìca. Non si tratta dì lanciare crociate, ma di essere concreti e reattivi. Capaci di interpretare la richiesta del turista che arriva da Vienna o da Milano e pronti a dare una mano, nei nostri limiti, agli amici sfortunati che hanno perso tutto».

Insomma, non siamo davanti a una trovata di marketing per strappare qualche titolo di giornale. Il 10 luglio scorso il vescovo di Baghdad Shlemon Warduni è arrivato in paese, ha tenuto un'affollatissima conferenza raccontando la tragedia della sua comunità, è tornato in Iraq con un primo assegno da 10 mila euro. «Non possiamo rimanere incollati alle polemiche - insiste Carrer - noi vogliamo fare un passo in avanti, andare oltre le interminabili discussioni sull'accoglienza dei clandestini. Noi i profughi li adottiamo da qua».

I turisti a quanto pare apprezzano questo coraggio spruzzato nell'ottimismo. Chiedono, s‘informano, spesso lasciano un obolo. Nessuno ha avuto da ridire, nessuno ha contestato nessuno si è lamentato perchè in albergo oltre a pubblicizzare l'incantevole laguna, il torneo di beach volley, l'acquagym si dà voce anche a quel che accade a Baghdad.

Dunque sulle spiagge, che hanno raggiunto i sei milioni di presenze l'anno, si respira un clima per certi aspetti pionieristico. Da Italia del boom, anche se i protagonisti sono i figli e i nipoti di quella straordinaria generazione che cambiò il Paese: «Le chiacchiere - conclude Carrer - non c'interessano. Ci interessano le piste ciclabili, il verde, l'ambiente, il benessere dei nostri ospiti. E la dignità dei nostri amici iracheni».

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