Tutto quello che Conte e Speranza devono (ancora) spiegarci

Le mascherine fallate, la "vigile attesa" bocciata dal Tar, la zona rossa mancata: Conte e Speranza spieghino le falle del "modello Italia"

Tutto quello che Conte e Speranza devono (ancora) spiegarci

Mattone dopo mattone, cade il castello (di carte) del "modello italiano" nella risposta al coronavirus. Ci è voluto un po' di tempo, forse. Ma ormai appare sempre più chiaro che nel definire "improvvisata, caotica e creativa" la reazione del Belpaese al virus, Francesco Zambon era stato forse sin troppo indulgente. Mascherine, zona rossa, "vigile attesa", piano segreto e piano pandemico: sono decine le domande ancora senza risposta su quella tragica fase dell'epidemia. Interrogativi cui - forse - Conte e Speranza dovrebbero fornire delle risposte.

Contatti, mascherine e vigile attesa

I pasticci più gravi nella gestione del primo anno di pandemia si annidano tutti (o quasi) nelle circolari emesse dal ministero della Salute. Nei giorni scorsi il Tar del Lazio ha annullato le linee guida che prevedevano da una parte la "vigilante attesa" e la somministrazione di fans e paracetamolo e dall'altra vietavano l'assunzione dei farmaci che i medici di medicina generale usano per curare i pazienti affetti da Covid. Roberto Speranza non è ancora intervenuto sull'argomento, ma per Giorgia Meloni questa sentenza è la "pietra tombale" sul suo operato. Oltre che sulle linee guida bocciate dai giudici amministrativi, il ministro dovrebbe fare chiarezza anche su altri aspetti: perché furono vietate le autopsie? perché non vennero applicate regole più stringenti sugli ingressi dall'estero? perché tutta quella confusione sull'uso delle mascherine?

Il mistero della zona rossa mancata

A fronte della perizia redatta da Andrea Crisanti e presentata nei giorni scorsi al procuratore di Bergamo Antonio Chiappani sarebbe opportuno chiarire perché agli inizi di marzo 2020 non venne istituita la zona rossa sebbene fosse stata più volte sollecitata dalla Regione Lombardia. Stando allo studio della progressione del virus realizzato da Stefano Merler, la chiusura dei Comuni a nord di Bergamo avrebbe potuto salvare tra le 2mila e 4mila persone. Perché Conte ha rimandato la decisione di oltre una settimana nonostante i numeri che aveva in suo possesso suggerivano di blidare l'intero territorio?

Le forze dell'ordine lasciate in hotel

Il caso della Val Seriana è forse l'emblema della cattiva gestione dei giallorossi. Sono stati, infatti, i camion dell'esercito stracolmi di bare a dare una sveglia al governo. Eppure qualcosa a Palazzo Chigi già si stava muovendo nelle settimane precedenti. Conte e i suoi, però, non sono stati capaci di intervenire per tempo Se non fosse stata tanto grave la situazione perché il governo aveva inviato sul posto circa 400 effettivi tra carabinieri, polizia, guardia di finanza ed esercito? Perché vennero lasciati in un hotel per tre giorni e infine furono fatti rientrare senza alcuna spiegazione? Chi decise di annullare l'operazione per chiudere Nembro e Alzano? Perché l Viminale guidato da Luciana Lamorgese, quando poteva, non ha voluto far chiarezza su questo mistero?

Il giallo (mai risolto) del piano segreto

C'è poi il mistero del piano anti Covid. L'Italia disponeva di un "piano pandemico", un po' datato, mai aggiornato, ma secondo alcuni sufficiente per impedire - se applicato - che lo "tsunami" virologico investisse l'Italia. E magari anche di evitare che la partita Atalanta-Valencia venisse disputata col pubblico sugli spalti. Speranza ha ripetuto più volte che secondo i tecnici non era abbastanza per far fronte ad un virus del tutto nuovo, e che si preferì quindi predisporne uno nuovo dedicato al coronavirus. Lettura però smentita da Ranieri Guerra, dalla procura di Bergamo e dallo stesso Crisanti. E che soprattutto non spiega come mai il Cts, la task force, il ministero o chi per loro abbiano deciso di secretare, e poi non condividere con le Regioni, il "piano segreto" nuovo di zecca stilato dagli esperti del Comitato. Le domande, dopo quasi due anni dai fatti, continuano ad accatastarsi: perché non applicare il piano pandemico del 2006? Perché scriverne uno nuovo in fretta e furia? E perché, una volta scritto, non inviarlo subito ai governatori schierati al fronte della pandemia?

Le mascherine taroccate

Recentemente un'inchiesta di Report ha rivelato l'esistenza di un dossier delle Dogane nel quale veniva acceso un faro sulle mascherine farlocche. Perché nonostante il documento fosse stato inviato direttamente al governo, venne deliberatamente ignorato? Cosa ha comportato questa scelta? Ha avuto in un qualche modo un'influenza negativa sulla salute degli italiani. In tema di mascherine ci sarebbe poi da far luce su quelle regalate alla Cina nel bel mezzo della prima ondata. In quei giorni era difficile trovare dispositivi per gli italiani perché si optò per darne vie tantissimi? Chi decise di essere così generoso con Pechino? E perché?

Il mancato tracciamento estivo

Per non parlare del tracciamento. Si dall'inizio l'Italia ha viaggiato come in altalena: prima i test andavano fatti a tutti per intercettare il virus, poi a pochi per evitare che il Belpaese sembrasse un lazzaretto, poi "più se ne fanno meglio è" e infine "meglio limitarli ai sintomatici". Il punto è che alla fine della prima ondata, quando l'estate aveva rallentato per la prima volta il virus, avremmo forse potuto imprimere un colpo maggiore alla circolazione del morbo tracciando a più non posso i contagi in una fase di bassa circolazione. Invece il ministro si concentrò sulla scrittura di un libro in cui avrebbe spiegato agli italiani "Perché guariremo", per poi venire investito dalla seconda ondata. Libro mai esposto in libreria. Ultima domanda, allora, rimasta ancora senza una vera risposta: perché non lasciare che gli italiani potessero leggerlo?

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