Ucciso a calci: processo e rabbia

Spagna: solo per il ceceno che lo colpì chiesto il rinvio a giudizio

Madrid Lo scorso 2 giugno il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Blanes, in Catalogna, a quasi due anni dalla morte di Niccolò Ciatti, aveva deciso che il ventiduenne italiano in vacanza a Lloret de Mar era stato assassinato e aveva stabilito la data del 17 luglio per la prima udienza del processo contro i tre presunti assassini, tre ventenni ceceni residenti in Francia, incastrati dalle immagini delle telecamere interne della discoteca «St. Top»: il video mostrava la feroce aggressione avvenuta contro Niccolò, picchiato da tre ragazzi con calci e pugni e lasciato immobile sul pavimento del locale affollato di giovani vacanzieri che continuano a ballare.

Ieri, dopo due ore di udienza, il giudice istruttore ha preso tempo per decidere nei prossimi giorni chi dei tre ceceni dovrà essere processato. Rassoul Bissultanov, 26 anni, ex militare, amante della lotta libera, è stato riconosciuto, nelle immagini del 12 agosto 2017, autore del violento calcio alla testa del ventiduenne di Scandicci: quel calcio potrebbe essere stato letale e avere causato il decesso di Niccolò, avvenuto poche ore dopo il ricovero in ospedale. Bissultanov dal 2017 è detenuto nel carcere di Girona, mentre i suoi due amici Khabibul Kabatov, 22 anni, e Movsar Magomedov, 24, che parteciparono all'aggressione come si vede dal video, sono indagati a piede libero con il divieto di uscire dall'area di Schengen. Mercoledì mattina erano presenti in aula.

Mancava Bissultanov che, per motivi di sicurezza, ha seguito l'udienza tramite un collegamento audio-video dal carcere catalano. Lui è quello che rischia l'ergastolo che, poi, nel codice penale spagnolo è stato abolito e convertito in trent'anni di reclusione. La pubblica accusa ha chiesto che Bissoultanov venga processato per omicidio volontario, mentre ha chiesto l'archiviazione per gli altri due ceceni indagati, decisione che è stata impugnata dal legale della famiglia Ciatti.

Ieri erano presenti il padre, la madre e la sorella di Niccolò. Intanto il Comune di Lloret de Mar, che ha ordinato la chiusura per sempre della discoteca «St. Top», si costituirà parte civile al posto delle città di Firenze e di Scandicci.

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