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Gli ultimi deliri di Ranucci tra omofobia, spie e complotti

Il conduttore, in piena tournée tra libro e spettacoli, attacca ancora Cerno e Giletti sulla "lobby gay" e sui contatti con Mancini. Neanche una parola dal centrosinistra

Gli ultimi deliri di Ranucci tra omofobia, spie e complotti
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L'ultimo post pubblicato da Sigfrido Ranucci sulla presunta "lobby gay" segna un punto di non ritorno: non è una difesa, ma una deriva. Dopo la lezione impartita da Massimo Giletti a Lo Stato delle Cose, il conduttore di Report tenta il rilancio. Nel mirino finiscono di nuovo Giletti e il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, accusati di essere "al servizio" di Marco Mancini, già capo del controspionaggio italiano.

Nel post viene citata anche Rita Cavallaro, firma de Il Giornale, che avrebbe "passato...le veline di Mancini o degli avvocati senza contraddittorio". Fin qui, la consueta teoria del complotto che Ranucci costruisce attorno a spie e giornalisti che mal digerisce: un sempreverde del conduttore di Report su Rai3.

La novità, però, è l'insistenza sulla "lobby gay", concetto sul quale Ranucci torna da settimane. Giletti "ha comunque deciso che l'ho accusato di far parte di una lobby gay. Questo è falso ma se ci tiene tanto a riconoscersi nella lobby gay è un problema suo, non mio", scrive nel post Facebook. Il campione della sinistra mediatica - nel pieno del battage tra spettacoli teatrali e libro - ribadisce così l'esistenza di un gruppo di pressione o di interesse organizzato attorno all'orientamento sessuale. Con buona pace delle tante battaglie condotte dalla sinistra contro una delle teorie del complotto per antonomasia.

A sostegno di Ranucci interviene anche Maria Rosaria Boccia, rinviata a giudizio per stalking nell'affaire Sangiuliano, che afferma: "Stavamo semplicemente commentando il linguaggio sgradevole e offensivo utilizzato nei miei confronti da Tommaso Cerno". Sarà. Un dato di fatto è che il duo Ranucci-Boccia continua a ricomporsi.

Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, prende posizione sul caso e annuncia un'interrogazione parlamentare e una lettera all'Unar, l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. E mentre il centrodestra reagisce, i promotori della lotta senza quartiere all'omofobia, i partiti di sinistra, restano in silenzio. Una parola, su questa vicenda, non arriva. Tanto che Cerno chiede ad Alessandro Zan, del Pd, se condivide l'espressione "giro gay".

Ieri Italia Viva di Matteo Renzi è intervenuta su un'altra offensiva. Quella subita sempre da Cerno e condotta dal Pd e dai 5S in chiave Rai. "Il problema della Rai non è certo Tommaso Cerno. E sarebbe un paradosso anche per l'opposizione farlo diventare la questione del contendere: rammento che la vigilanza è ferma da mesi. Questo è il vero problema", fa presente la senatrice Dafne Musolino. Tiene banco anche il "caso Pucci". Per l'ex premier Matteo Renzi la Meloni "si occupa di Sanremo mentre gli stipendi non bastano e i coltelli aumentano".

Risponde a tono Fdi con il deputato Mauro Malagati, secondo cui "la sinistra non accetta chi la pensa in maniera diversa". Se il linguaggio del comico è stato ostracizzato, lo stesso non si può dire per il giornalista romano. Quello che parla di "lobby gay" in barba alla "sua" sinistra antiomofobia.

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