Uomini di qua, donne di là Così i giovani musulmani scelgono chi li rappresenta

Alberto Giannoni

Uomini da una parte, donne dall'altra. Tutte velate. Le elezioni dei Giovani musulmani hanno eletto la prima presidentessa, Nadia Bouzekri, 24 anni, di Sesto San Giovanni. Ma del congresso convocato a Piacenza nel week end si è parlato anche per quelle foto, che ritraggono una perfetta separazione di genere nell'ambito di un evento di natura politica (non religiosa), ovvero le «presidenziali» di un'organizzazione che in Italia conta 1.200 iscritti e 50 sezioni. Alessandro Litta Modignani, ex capogruppo della «Lista Bonino» nel Consiglio regionale lombardo, ha sollevato il caso chiamando a un confronto Abdallah Kabakebbji, leader storico dei Giovani musulmani, che aveva pubblicato le foto con l'obiettivo di dare notizie sull'assemblea: «Non mi pare che sia in corso una funzione - scrive Litta - eppure in sala il pubblico è rigorosamente diviso. Perché? E ancora: tutte le ragazze hanno il capo coperto da un ampio velo, dal quale emerge solo il viso. I capelli e il collo sono nascosti. Quale tipo di laicità, quale tipo di libertà può discendere da queste abitudini? Quale integrazione è mai possibile, a partire da queste premesse?».

Domande poste apertamente da un laico, che certamente non farebbe sconti ai cattolici. «La laicità non è basata forse sulla netta separazione della religione dalla politica?» aggiunge Litta, che però non si limita a interrogare. E dice la sua: «Penso che il Pd milanese abbia commesso un errore nel candidare nelle sue liste una giovane donna con queste caratteristiche». Il riferimento è a Sumaya Abdel Qader, candidata da indipendente nella lista Pd alle comunali nonché responsabile cultura del Caim, il Coordinamento dei centri islamici milanesi (l'associazione che è in corsa per realizzare le due moschee previste dal bando concepito a Palazzo Marino fra innumerevoli ritardi e incertezze). Il riferimento non è sospettabile di ostilità politica, lo stesso Litta infatti dichiara apertamente che intende votare per la lista del Pd ma a favore di un'altra candidata, «autenticamente laica», Maryan Ismail. Antropologa italo-somala, ex verde, socialista, la Ismail pochi mesi fa ha fatto molto parlare di sé per aver bocciato seccamente quel piano moschee del Comune, il bando varato dall'assessore Pierfrancesco Majorino, campione locale della sinistra interna al Pd e oggi grande sostenitore proprio della Abdel Qader. Niente personalismi, insomma, ma nel Pd ci sono due linee, chiaramente incompatibili, sul piano moschee e non solo: anche sulle donne e sul rapporto fra politica e religione. Kabakebbji intanto ha risposto alle domande, a più riprese e nel merito: «La presenza di musulmani (democratici) integrali in politica - ha detto - fa bene alla politica (pluralità) e ai musulmani». «La laicità che viviamo - ha precisato - non è una vita sociale e pubblica priva di simboli o di comportamenti religiosi formali». E quei ragazzi separati da un corridoio nell'assemblea di Piacenza? «Disegnarli come una massa di indottrinati mi sembra ingeneroso e illiberale», garantisce.

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