Le uova di Pasqua più forti del virus

Dagli ovetti alle colombe: in quarantena con i dolci della tradizione

Il Papa lo vedremo solo in streaming. Vietato distribuire palme e acqua santa. Le processioni e la lavanda dei piedi sono state cancellate. È la Pasqua-2020 a porte chiuse a cui ci ha costretto l'emergenza Covid-19: niente simboli della tradizione cristiana.

In tutto questo, però, almeno quelli pagani della rinascita non mancheranno (ma basteranno allo spirito?): come confermato da diversi grandi produttori, uova e colombe sono pronte da tempo e sono state già distribuite alla grande distribuzione. Gli scaffali sono pieni di uova colorate e di colombe tradizionali e non: tra i tanti, Ferrero, Lindt, Bauli, Motta, Balocco, Maina, Alemagna. Tutti i brand sono schierati.

La macchina non si è fermata, ma solo perché, come ogni anno, si è mossa in largo anticipo. E forse, per una volta, saremo contenti di questo, e di non far mancare (soprattutto ai bambini) un po' di normalità. «Per Pasqua -ricorda la Treccani - era tradizione avere sulla tavola uova dipinte, oggi, quasi sempre, sostituite da uova di cioccolata. In molte religioni l'uovo è il segno della rinascita, della fecondità e della rigenerazione. Gli Egiziani mettevano delle uova dentro le loro tombe, i Romani usavano dire che tutte le cose viventi provengono da un uovo». Insomma questa tradizione, non italiana, ma anglosassone, potrebbe non togliercela nemmeno questa terribile emergenza. E lo stesso vale per le Colombe simbolo di pace e salvezza, dolce nato proprio nelle zone lombarde oggi colpite dal Covid: la storia più recente racconta che Angelo Motta, dopo la prima Guerra Mondiale, si inventò a Milano il panettone e, per riutilizzare al meglio materie prime e macchinari anche in primavera, creò la colomba. Da Milano a Palermo, uova e colomba non mancheranno dalle tavole. Ma in che misura? «È molto difficile fare valutazioni spiega al Giornale Michele Bauli, presidente del Gruppo Bauli - ci troviamo di fronte ad una situazione mai presentatasi in passato alla quale anche le imprese devono fare fronte, così come i cittadini».

Il rischio concreto è, più che altro, che non si possano ripetere i numeri dello scorso anno: oltre 400 milioni di euro spesi. E che ci sia una bella fetta di invenduto. Basti pensare che da questi numeri andranno tolte tutte le produzioni artigianali: bar e pasticcerie non potranno produrre, né venderle uova e colombe. Resterà, dunque, a disposizione e non sarà di facile accessibilità, solo il prodotto industriale. Lo scorso anno le colombe industriali hanno fatto segnare un giro d'affari di 90 milioni. Forse, anche per questo, ieri il ministro per le Politiche agricole Teresa Bellanova si è appellata agli italiani: «Tra poche settimane sarà Pasqua», ha ricordato, lanciando il messaggio: «Io non rinuncio alla Tradizione. Anche a tavola». In tema di comportamento del consumatore, «c'è da dire - ha aggiunto Bauli - che noi italiani siamo molto legati alle tradizioni, la Pasqua è un momento molto sentito e penso che quest'anno sarà vissuto in modo ancora più profondo e con un senso di unità, nelle famiglie e nella nazione, più forte che in passato».

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