"Li stiamo massacrando". Le parole di Donald Trump, sempre cinematografiche, danno il senso del martellamento a cui è sottoposto l'Iran da sabato scorso. Una "cintura di fuoco" attorno a una Teheran senza elettricità e senza speranze, generata con centinaia di bombe che piovono ovunque. E che mettono in discussione anche la successione ad Ali Khamenei come Guida Suprema del Paese. "Avevamo identificato possibili candidati per prendere il controllo dell'Iran, ma non sarà nessuno di quelli a cui avevamo pensato perché sono tutti morti", avrebbe detto il tycoon a Jonathan Karl di Abc News. Secondo i calcoli dell'inquilino della Casa Bianca sarebbero morti negli attacchi almeno 49 leader iraniani. E anche Mansoureh Khojasteh, vedova di Khamenei, 78 anni.
I numeri del tambureggiamento israelo-americano sono impressionanti. Una fonte di alto livello della Difesa israeliana ha affermato che le munizioni sganciate sull'Iran nei primi due giorni dell'operazione sono almeno 3.800 (2.300 israeliane e 1.500 americane) e avrebbero distrutto 600 "infrastrutture terroristiche" e colpito più di 20 obiettivi della leadership della sicurezza iraniana, oltre 150 missili balistici e più di 200 sistemi di difesa. Ma le bombe israelo-americane colpiscono anche, inevitabilmente, target civili. "Gli attacchi agli ospedali - ha scritto su X il presidente iraniano Massoud Pezeshkian - colpiscono la vita stessa. Gli attacchi alle scuole colpiscono il futuro di una nazione. Prendere di mira pazienti e bambini viola palesemente i principi umanitari. Il mondo deve condannarlo. Sono al fianco della mia nazione in lutto. L'Iran non rimarrà in silenzio né cederà a questi crimini".
Forti esplosioni sono state udite nella zona vicina al sito di arricchimento nucleare di Natanz, non distante dalla città iraniana di Isfahan. "La loro giustificazione, secondo cui l'Iran vuole sviluppare armi nucleari, è semplicemente una grande bugia", ha commentato l'ambasciatore iraniano presso l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Reza Najafi. Il direttore dell'agenzia Rafael Grossi sostiene che "allo stato attuale non abbiamo indicazioni che alcun impianto nucleare, inclusa la centrale nucleare di Bushehr, il reattore di ricerca nucleare di Teheran o altri impianti del ciclo del combustibile nucleare, sia stato danneggiato o colpito" ma resta molto preoccupato: "Non si può escludere una possibile fuga radioattiva con gravi conseguenze, inclusa la necessità di evacuare aree grandi quanto o più grandi di quelle di importanti città".
Nel frattempo gli Stati Uniti si rafforzano, in vista di una guerra che per Trump potrebbe durare quattro settimane "o anche meno" ma che comunque deve ancora entrare nel vivo. Il capo di stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, il generale Dan Caine, ha annunciato l'arrivo di forze fresche ai comandi dell'ammiraglio Brad Cooper per partecipare all'operazione in corso contro l'Iran. Il dispiegamento a stelle e strisce comprende già migliaia di militari di tutte le forze, comprese le forze della Riserva e della Guardia Nazionale, centinaia di caccia avanzati, decine di aerei cisterna per il rifornimento, la portaerei Lincoln e il Ford Carrier Strike Group con i loro aerei imbarcati. Domenica l'esercito Usa ha schierato i bombardieri B-1 in una missione "in profondità all'interno dell'Iran" allo scopo di attaccare le capacità balistiche del Paese.
Ieri Trump, nel suo ruolo di commander in chief, ha dichiarato di non escludere l'invio di truppe di soldati americani in Iran "se necessario". E anche Israele, per voce del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar che ha parlato al TG1, non esclude l'ipotesi di un'operazione di terra in Iran e Libano. Tutto può accadere, ora più che mai.