Il Vaticano chiamò Striano per dare la caccia a Becciu

Dopo le lettere del Papa ai "promotori di giustizia" della Santa Sede, il finanziere ha spiato tre personaggi vicini al cardinale

Il Vaticano chiamò Striano per dare la caccia a Becciu
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Tre lettere firmate semplicemente «Francesco», su carta intestata con lo stemma papale: portano le date del 2 luglio, del 5 luglio 2019 e del 2 febbraio 2020. Sono le lettere con cui Bergoglio dà il via libera con pieni poteri ai «promotori di giustizia vaticani» perché diano la caccia con ogni mezzo agli affari di Giovanni Becciu, cardinale, e al giro di potere che lo circondava. É un incarico di portata straordinaria, che autorizza i pm di San Pietro a utilizzare fonti, consulenti, banche dati in modo praticamente illimitato.

Ora tornare a leggere quelle lettere di Papa Francesco - soprattutto le prime due, quelle del 2 e del 5 luglio - può aiutare a capire quanto accade dopo. Subito dopo, a luglio, quando un ordine di scavare sugli amici di Becciu arriva a destinazione sul tavolo più impensabile: quello di Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di finanza in servizio da tempo alla Dna, la Procura nazionale antimafia. Ma anche quanto accade ora, con i «promotori di giustizia» vaticani che aprono una indagine dai contorni oggettivamente fumosi, senza reati né indagati, intorno alla vicenda dei dossier: una inchiesta dove non è facile dire se al Vaticano interessi più capire o cautelarsi.

Sui fatti di luglio 2019 la sequenza appare eloquente. Il 2 luglio il Papa mette sotto la lente di ingrandimento il finanziamento chiesto allo Ior, per coprire una speculazione edilizia a Londra, da monsignor Pena Parra, e contemporaneamente ordina al Promotore di giustizia Alessandro Diddi di monitorare lo Ior «adottando direttamente, ove necessario in deroga alle vigenti disposizioni, qualunque tipo di provvedimento». Tre giorni dopo, il 5 luglio, Bergoglio emana un secondo «rescriptium ex audientia» dando al Promotore la possibilità di intercettare con ogni mezzo comunicazioni utenze, fisse, mobili nonchè ogni altra comunicazione», specificando che tali poteri potranno essere esercitati nei confronti di soggetti le cui attività di comunicazione siano utili per lo svolgimento delle indagini». Di come vengano eseguiti dai pm vaticani gli accertamenti indicati da Bergoglio ci sono alcune tracce nel processo concluso con la condanna del cardinale, della sua amica Cecilia Marogna e di altri nove imputati. Ma ora si sa con certezza che nei giorni successivi ai primi rescriptium del Pontefice un ordine di scavare arriva sul tavolo del luogotenente Striano, che si dà subito da fare: tra il 19 luglio 2019 e il 22 luglio fa accertamenti su tre personaggi che verranno poi indagati e condannati insieme a Becciu e alla Marogna: il finanziere Raffaele Mincione, il minutante della Segreteria di Stato Fabrizio Tirabassi, il broker Gianluigi Torzi. Successivamente Striano farà interrogazioni anche su altri personaggi del «caso Becciu», ovvero la Marogna e il testimone Luciano Capaldo. Ma sono iniziative che Striano assume quando il caso è ormai scoppiato, e i nomi da scrutare possono essergli arrivati da chiunque.

Invece il 2 e il 5 luglio quei tre nomi non li conosce nessuno.

Qualcuno, in Vaticano, ha preso troppo sul serio l'ordine di Francesco di «non andare troppo per il sottile, agendo «in deroga alle disposizioni»? Il Promotore di giustizia Alessandro Diddi ieri spiega al Tempo che l'apertura del fascicolo «è un atto dovuto» davanti a un «fatto che merita approfondimento». Ma forse interesserà anche a lui sapore come l'ordine di scavare sugli amici di Becciu sia arrivato fino agli spioni dell'Antimafia.

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