Il Vaticano scommette sull'Ue (e cade nella trappola laicista)

Il Vaticano scommette sull'Ue (e cade nella trappola laicista)

P er chi vota la Chiesa alle prossime elezioni europee? La domanda non è inutile se si considera che quasi il 50% dei cittadini europei è di religione cattolici. E sebbene i praticanti siano una parte minoritaria, non c'è dubbio che i cattolici se votassero tutti con gli stessi criteri sarebbero una forza determinante nella formazione del Parlamento europeo. Molto più probabile invece che il loro voto si divida in almeno due grosse correnti: la prima è quella oggi prevalente nella gerarchia ecclesiastica che, mai come quest'anno, si è coinvolta nella campagna elettorale. Le vicende delle ultime settimane con le reazioni scomposte al comizio di Matteo Salvini a Milano, in cui il leader della Lega ha ostentato il rosario e si è affidato al Cuore Immacolato di Maria, lo hanno reso evidente. L'impulso viene direttamente da Santa Marta, che ha posto la questione dei migranti come discriminante. A questa si legano le continue condanne di quel fenomeno complesso che viene sintetizzato in populismo, nazionalismo e sovranismo. «Il modo in cui una Nazione accoglie i migranti rivela la sua visione della dignità umana e del suo rapporto con l'umanità», ha detto ad esempio papa Francesco lo scorso 2 maggio parlando all'assemblea plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Solo negli ultimi mesi a questo tema ha dedicato tre importanti discorsi, oltre a una miriade di tweet e interventi vari: il primo, il 20 settembre 2018, ai partecipanti alla Conferenza mondiale su «Xenofobia, razzismo e nazionalismi», da lui stesso fortemente voluta; poi in occasione del tradizionale incontro con il corpo Diplomatico presso la Santa Sede lo scorso 7 gennaio, e infine nel già citato discorso all'Accademia delle Scienze Sociali, che svolgeva la sua assemblea plenaria, guarda caso, sul tema «Nazione, Stato, Stato nazione». Non c'è dubbio che, proprio usando il metro dell'immigrazione, il nemico numero uno dell'establishment cattolico siano i partiti sovranisti e i governi che si oppongono a un'immigrazione senza controllo. È una battaglia che ha visto in prima linea La Civiltà Cattolica, il quindicinale dei gesuiti diretto da quel padre Antonio Spadaro che è anche l'eminenza grigia di questo pontificato. Agguerritissimo anche il quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire. E sulla stessa linea è la posizione ufficiale della Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali della Ue.

Insomma, la campagna vaticana è all'insegna del «Più Europa» che, oltre a essere il nome di un partito, è anche il programma su cui punta il Partito Democratico (Pd). Del resto, la Chiesa italiana non da oggi ha dimostrato di avere un feeling particolare con il Pd: basterebbe ricordare il lungo iter che ha portato all'approvazione della legge sulle unioni civili. L'aspetto paradossale è che in questo slancio europeista dei vertici ecclesiastici, la Chiesa si trova in sintonia con quelle forze laiciste che più osteggiano i valori della famiglia e della vita che erano invece discriminanti nei pontificati precedenti san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e più in generale nella tradizione cattolica. Questa posizione dei vertici trova però molte resistenze nella base cattolica e anche fra alcuni vescovi, anche perché la difesa delle identità nazionali è un caposaldo della tradizione cattolica, che ha sempre distinto fra amore alla patria e nazionalismi, che sono una degenerazione. E anche le cosiddette forze sovraniste hanno caratteristiche ben diverse l'una dall'altra. Così, ad esempio, l'arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, presidente dell'Osservatorio internazionale Van Thuan sulla Dottrina Sociale della Chiesa, ha recentemente denunciato «l'ideologia europeista» che contraddice apertamente l'ideale dei padri fondatori e lo stesso concetto di Europa, incontro di diverse culture che nel Cristianesimo hanno trovato una sintesi. Per Crepaldi dunque bisogna lavorare per far cambiare strada all'Unione Europea, e afferma che l'obiettivo deve essere di «rallentare questo processo di unificazione da un lato e animare forze autenticamente europee dall'altro». È una posizione ampiamente condivisa dai movimenti pro-life e pro-family che hanno proposto diversi patti elettorali che sono stati firmati, guarda caso, da candidati presenti nei partiti del centro-destra, soprattutto quelli sprezzantemente definiti «sovranisti» da Civiltà Cattolica e compagnia. Sulla stessa lunghezza d'onda troviamo anche alcuni vescovi tra cui quello di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, che non a caso ricorda che «l'Europa è nata anche nei passaggi cruciali di Poitiers (732), Lepanto (1571) e alle porte di Vienna l'11 settembre 1683»: tutte battaglie che hanno salvato l'Europa dall'invasione islamica. Chi vuole capire