Vaxzevria, "buttate" 1 milione di dosi

Le Regioni restituiscono le fiale Astrazeneca e J&J. Molte sono scadute, altre per l'estero

Vaxzevria, "buttate" 1 milione di dosi

Gli italiani non le vogliono e circa un milione di dosi di AstraZeneca, da usare entro ottobre, sono state restituite dalle Regioni alla struttura commissariale. Stessa sorte per centinaia di migliaia di dosi di Johnson&Johnson, anche lui considerato vaccino di serie B, ormai ritirato dal mercato.

L'argomento puzza di spreco intollerabile durante una pandemia mondiale. Ora migliaia di vaccini attendono di essere spediti in paesi più svantaggiati. Ma, ad oggi, non si capisce a chi destinare questo prezioso strumento contro il Covid. E senza decisioni repentine, il destino dei farmaci sembra segnato. Eppure le Regioni hanno fatto la loro parte. Hanno buttato le fiale in scadenza ravvicinata alla chetichella, ma hanno consegnato alla struttura in capo a Figliuolo tutte le eccedenze che possono essere utilizzate fino alla fine di ottobre. Le Asl si sono trattenute solo poche fiale dedicate ai nostalgici che chiedono il vaccino di Oxford come seconda dose (anche se in realtà anche gli over 60 ormai possono usare Pfizer e fare l'eterologa). Briciole vaccinali a parte, la triste carovana della restituzione dei lotti è partita nelle settimane scorse. Dall'Emilia Romagna sono state spedite a Pratica di Mare ben 131.200 dosi di AstraZeneca, dalla Lombardia 50mila, 22mila dall'Umbria, quasi 30mila dosi dalla Toscana e dalla Sardegna, più di 36mila dal Piemonte, 27mila dalla Puglia. La Sicilia si ferma a quota 2500. Ma la Regione ne aveva già restituite 100mila a maggio. In Calabria hanno chiesto il camion refrigerante all'Esercito per riconsegnare al mittente 7100 dosi di J&J e 8200 di AstraZeneca. Migliaia di fiale da usare entro fine settembre sono destinate alla raccolta speciale dei farmaci scaduti.

È la fine indecorosa di AstraZeneca nel nostro Paese, vaccino prima anelato, poi osannato e conteso e infine demolito (a causa di alcuni eventi avversi) che ha avuto il grande merito di essere stato il primo combattente della lotta contro il Covid. E ora rischia di finire nella spazzatura. Qualcosa però è stato recuperato. Ad agosto 1,4 milioni di dosi sono state donate alla Tunisia, ma un altro lotto consistente di centinaia di migliaia di dosi destinato alla Libia è ancora fermo a Roma. E nessuno ha dato spiegazioni di questo stallo. Sicuramente ci sono delicati aspetti politici e organizzativi da affrontare. Spesso non è così facile donare. Non basta impacchettare e spedire, è necessario che il ricevente sia in grado di utilizzare la merce. Se manca una rete di distribuzione o mancano medici e infermieri il vaccino va sprecato. Problemi reali, che vanno però risolti. Se si aspetta troppo, spedire nei paesi poveri il vaccino in scadenza può essere una presa in giro. Richard Mihigo, direttore del dipartimento vaccini dell'Oms, ufficio Africa, nel luglio scorso aveva denunciato la distruzione di 450mila dosi di vaccini scaduti in 9 paesi del continente, in maggior parte AstraZeneca. La causa: il ritardo della spedizione da parte dei paesi donatori. Con le fiale spedite a metà marzo in scadenza a metà aprile, i paesi non sono riusciti a distribuirle in tempo. Anche per le dosi italiane il tempo stringe. Per AstraZeneca, ma anche per l'altro compagno di sventure, J&J, mal visto dalla popolazione perché a vettore virale come il vaccino di Oxford. Il ritiro delle dosi è cominciato da pochi giorni. E anche qui i numeri sono importanti.

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