Da Venezia a Milano, le città virtuose che fanno da sé senza aiuti di Stato

Ecco le amministrazioni che riducono il debito in autonomia

Da Venezia a Milano, le città virtuose che fanno da sé senza aiuti di Stato

Ci sono città virtuose che nonostante il debito pubblico centrale aumenti - piazzando l'Italia al secondo posto dopo la Grecia - l'hanno diminuito e che ai soldi dello Stato possono dire: «Grazie ma riusciamo a pagare benissimo i nostri debiti».

Accade nella città metropolitana di Venezia, dove l'assessore al Bilancio Michele Zuin ha fatto sapere che il bilancio è in ordine, il debito cala ogni anno, Venezia ha liquidità di cassa e può anche programmare investimenti. Al 31 dicembre scorso il debito della città lagunare ammontava a 243 milioni, ma se si pensa che quattro anni fa ammontava a 307, ci si può anche permettere gentilmente di «snobbare» il decreto Salva Roma esteso alle altre città metropolitane e dire che Venezia sta in piedi con le proprie gambe. Anzi visto che assieme a Milano è il comune con il bilancio migliore - nella previsione 2019 del Comune milanese si parla di debito e spesa corrente ridotti rispettivamente di 538 milioni di euro e di 100 milioni - Venezia chiede che venga convocato il Comitatone per suddividere quei 265 milioni che continuano a rimanere nelle casse dello Stato.

Non solo Milano però, dove l'assessore Tasca, ottimista, ha fatto sapere che se questa tendenza dovesse essere riconfermata dal 2011 al 2021, si potrebbe ridurre il debito di quasi un miliardo di euro, ma anche città come Torino, Riccione, Perugia e Siena. Torino, seppure rimanga la città tra le più indebitate, il debito tra il 2016 e il 2017 è calato a tre miliardi di euro. Per la diminuzione dei debiti per mutui e prestiti obbligazionari, si è passati dai due miliardi e 829 milioni del 2017 ai due miliardi e 717 milioni del 2018. Insomma una gestione che chiude il 2018 con un risultato dell'esercizio migliorativo di oltre 21 milioni di euro. Idem per Riccione dove il debito complessivo di 71 milioni e 800 mila euro si è ridotto notevolmente rispetto al 2014, quando ammontava a circa 79 milioni e 500 mila euro. Una politica poi che ha diminuito l'evasione fiscale del 60%. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Perugia con un indebitamento che, se a fine 2013 superava i 133 milioni di euro, a fine 2018 si assesta a 101 milioni e 136 mila euro.

Stessa scena a Siena dove leggendo il consuntivo 2018 il debito scende sotto i 58 milioni, il dato più basso da oltre vent'anni che permette investimenti strategici senza ricorrere a finanziamenti esterni. In più fanno sapere: la liquidità sui conti è altissima, la tempestività di pagamento dei fornitori migliora e i fondi rischi, cioè quelli per mancato pagamento di tasse o sanzioni, sono arrivati a 37 milioni.

Insomma con un debito italiano che nel 2018 è salito al 132,2 per cento del Pil, quando nel 2017 ammontava a 131,4 per cento; chapeau a chi sopravvive. E a chi può permettersi di dire: «Grazie, ma stiamo anche in piedi con le nostre gambe».

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