Che l'asse tra antagonisti e sinistra italiana fosse saldo era già sotto gli occhi di tutti. Ma, forse, nessuno pensava che le stesse sigle che mettono le città a ferro e fuoco potessero essere ospiti del Parlamento italiano, il luogo della democrazia per eccellenza. Ebbene, giovedì 19, presso la Camera dei deputati, esattamente nell'aula dei gruppi parlamentari in Via Campo Marzio, andrà in scena una pagina buia del rispetto istituzionale: "Mentre il governo Meloni trascina il Paese nella terza guerra mondiale e nella complicità con gli imperialisti Usa, i sionisti e la Ue, c'è un pezzo di paese che da mesi riempie le piazze, blocca i porti e le stazioni, occupa le scuole, scende in piazza, fronteggia la repressione. E inizia a domandarsi quale futuro bisogna costruire. Agire insieme e pensare insieme. Per un governo che attui la Costituzione", scrivono i Carc. Sembra il manifesto dell'illegalità che verrà presentato in qualche corteo o centro sociale. Ma, purtroppo, leggendo bene la locandina a corredo di quelle frasi, si scorgono i nomi di parlamentari italiani, che ospiteranno una lunga lista di sigle nelle aule istituzionali.
Immancabile la pentastellata Stefania Ascari, che oltre alla simpatia per Mohammad Hannoun, a quanto pare solidarizza anche con certi gruppi extraparlamentari. Ma, stando a quanto viene riportato, ci saranno anche le deputate dei 5 Stelle Valentina Barzotti, Ida Carmina, il collega Dario Carotenuto, Carmen Di Lauro, Antonio Ferrara, Alessandra Maiorino, Marco Pellegrini e Ilaria Cucchi di Avs.
Dieci esponenti del nostro Parlamento hanno avuto la brillante idea di associarsi a chi, come i Carc e il Nuovo partito comunista, stila le liste di proscrizione dei cosiddetti agenti sionisti. O a chi, sempre i Carc, non riserva proprio dolci epiteti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma la lista degli invitati non si esaurisce certo qui: in prima linea anche Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista, lo stesso che ha organizzato un "tour per dire no al referendum sulla giustizia", il Bds, noto gruppo di boicottaggio, diversi comitati contro guerra e riarmo, i portuali, sindacati di base (Usb, Cub, Sì Cobas). E gruppi notoriamente pacifici come Ultima generazione e persino un centro sociale sulla black list del Viminale, lo Spin Time, che dovrebbe essere prossimo allo sgombero. O professori che difendono a spada tratta i delinquenti di Askatasuna. Poteva mai mancare la componente islamista?
Nella lista figura il capofila del no al referendum, Brahim Baya, che ha elogiato la vita del terrorista Yaya Sinwar, la Global Sumud Flotilla, i Giovani Palestinesi, ovvero coloro che organizzano da anni le piazze con Hannoun, oggi in carcere per essere ritenuto il vertice della cupola di Hamas in Italia. Poi il Cir, la neonata comunità islamica di Roma, la stessa con cui proprio la deputata Ascari ha di recente condiviso un evento presentato da Ben Mohamed Mohamed, imam della moschea di Centocelle. Moschea che fa riferimento al centro culturale Al Huda al cui interno opera Abu Omar, oggi indagato per il reato 270 del codice penale, che punisce chi promuove, organizza o finanzia associazioni con finalità di terrorismo, anche internazionale.
Ma come è stato organizzato l'evento? A darne notizia non sono solo i Carc, ma anche il creator Gabriele Germani che, in un video, spiega che "non sarà la solita conferenza, ma un momento di mobilitazione vera con sindacati, realtà sociali, associazioni e cittadini che vogliono difendere libertà democratiche, diritti e pace.
Si parlerà di censura, repressione, economia di guerra, traffico di armi e solidarietà ai popoli che resistono. Abbiamo a disposizione la sala più grande del Parlamento, 300 posti, l'obiettivo è riempirla tutta e far sentire una voce chiara".
Chi è che li ha reclutati? Che tipo di unione democratica può esserci con chi non rispetta le regole basilari della nostra costituzione o figure come la più alta carica dello Stato? Forse qualcuno ha confuso il Parlamento per il proprio
salone di casa, ma non resta che chiedersi che legittimità abbia un evento del genere. E no, dire che siamo in democrazia non è una buona motivazione, perché parliamo di gruppi che quotidianamente la calpestano e la umiliano.