Le vere colpe del consenso in discesa

È un flebile segnale, ma sarebbe sbagliato non tenerne conto. La fiducia nel governo Draghi, seppure ancora elevata, è in calo

Le vere colpe del consenso in discesa

È un flebile segnale, ma sarebbe sbagliato non tenerne conto. La fiducia nel governo Draghi, seppure ancora elevata, è in calo. Come rileva l'ultimo sondaggio di Euromedia pubblicato ieri dalla Stampa, il gradimento dell'ex capo della Bce è sceso in due mesi dal 63,8 al 52,7%. Non solo: per un italiano su due (il 51,6%), l'attuale esecutivo sta gestendo la pandemia nello stesso modo del governo Conte e solo il 21% ha notato dei miglioramenti. Segno che non tutto sta andando come gli italiani, stremati da ormai un anno di incertezza, si aspettavano.

Sia chiaro, nessuno credeva che Draghi arrivasse e con un colpo di bacchetta magica cancellasse ritardi e difficoltà accumulati dal suo predecessore. Eppure le prime mosse di SuperMario a Palazzo Chigi avevano lasciato intravedere un deciso cambio di passo. Via in tutta fretta il commissario Domenico Arcuri per il generale Francesco Paolo Figliuolo, Franco Gabrielli spostato dal vertice della Polizia al ruolo di sottosegretario con delega ai servizi segreti e Fabrizio Curcio scelto a capo della Protezione civile. Una squadra di alto profilo per gestire il piano vaccinale e traghettare il Paese fuori dall'epidemia. Vaccini su cui Draghi ha iniziato muovendosi d'autorità anche in Europa: a cavallo tra febbraio e marzo era stato lui a imporre lo stop dell'export di AstraZeneca. Poi il nuovo paradigma su chiusure e colori delle Regioni: cittadini avvisati con una settimana di anticipo, regole chiare e chiusure dopo il weekend per non stressare oltremodo l'economia.

Insomma, quella «discontinuità» su cui - in primis - Matteo Renzi aveva puntato nel liquidare Giuseppe Conte, iniziava a vedersi. E, tra piano vaccinale in rampa di lancio e Recovery plan, aprile doveva rappresentare il mese della svolta definitiva. Esaurita l'iniziale luna di miele però «l'uomo della provvidenza» oggi si sta scontrando con una realtà ben più complicata, segnata da una difficile gestione dell'eredità contiana, di commercianti e ristoratori scesi più volte in piazza e di consegne con il contagocce dei vaccini. Oltre ai continui dubbi sugli effetti collaterali di AstraZeneca e Johnson&Johnson. Nulla su cui Draghi ha responsabilità dirette ma che si riflettono inevitabilmente sul giudizio sul suo operato.

Draghi è arrivato a Palazzo Chigi con il mantello da supereroe e l'aura da ultima spiaggia. Dopo di lui, si è detto fin dall'inizio, ci sarebbe stato il baratro. Per questo motivo nessuno può più permettersi errori. Lo sanno bene a Palazzo. Ed è giusto che anche i cittadini se ne rendano conto.

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