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Berlino mette il veto e l’Ue non risponde alla crisi del gas. Niente tetto ai prezzi ma solo austerity

Il vertice dei ministri dell’Energia finisce con una giostra di "niet". Tedeschi e olandesi bocciano le proposte comuni del fronte guidato da Parigi e Roma. Ci si interroga sul futuro di una Unione troppo sbilanciata verso Nord.

Berlino mette il veto e l’Ue non risponde alla crisi del gas. Niente tetto ai prezzi ma solo austerity

Le mosse di Berlino, con il fai-da-te con cui la Germania ha annunciato uno scudo statale da 200 miliardi per i consumatori tedeschi, in barba all'unità e alla solidarietà tra i 27 Stati, hanno sgretolato ogni auspicio di Europa unita di fronte all'emergenza bollette. Non è bastata la volontà politica di una buona fetta dell'Ue (Italia, Francia e altri 13 Paesi) per varare, nel Consiglio straordinario per l'energia di ieri a Bruxelles, l'atteso tetto al prezzo del gas all'ingrosso. Opzione solo «possibile», per la commissaria europea all'Energia, ma giudicata prematura senza un intervento sul mercato.

C'era pure la dicitura, su cui si sarebbe potuto convergere: un price cap «dinamico» che lasciava ipotizzare l'accordo. Invece ieri, al secondo tentativo dopo quello fallimentare del 9 settembre, l'Ue ha rinunciato a scrollarsi di dosso la reputazione di «matrigna» che asseconda le esigenze dei figli prediletti (come la Germania, che vanta la nazionalità della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, e ha ottenuto ciò che voleva bloccando il «tetto») e che tergiversa di fronte alle necessità di altri Paesi membri, alle prese con la medesima emergenza.

Su crisi energetica e caro bollette, la fotografia del vertice di ieri è dunque di un maxi flop: l'ennesimo, mascherato fino all'ultimo minuto utile per non fare torti a Berlino, che ha annunciato misure anti-rincari non coordinate con gli altri Stati. A gelare i ministri sul «tetto», una frase lapidaria del responsabile del dicastero Industria della Repubblica ceca, presidente di turno dell'Ue: «Siamo in guerra, dobbiamo restare uniti, ma il price cap al gas non è oggi sul tavolo», ha dichiarato Jozef Sikela. Quindi si è passati a scartare le opzioni, arrivando a una minuta traccia di cap, da inseguire nei prossimi giorni, chiamata dal ministro Cingolani «forchetta»; un «range» ideale su cui tornare lunedì in separata sede (con i Paesi più energivori in videoconferenza) in vista del Consiglio del 6 e 7 ottobre a Praga (l'ultimo con Draghi premier).

Cingolani parla di «valori» attorno ai quali acquistare il gas. La Commissione per ora si sfila, garantendo che «svilupperà idee» per abbassare i prezzi. Intanto si chiede alle popolazioni di stringere la cinghia dei consumi: energia elettrica da tagliare del 5% durante i picchi di domanda (con l'obiettivo di riduzione globale del 10% del consumo lordo), secondo il nuovo regolamento approvato ieri dai 27 ministri; poi un tetto di 180 euro per Mwh ai ricavi per le aziende infra marginali, cioè i produttori che usano fonti più economiche del gas (rinnovabili, nucleare e carbone) che hanno registrato extra-profitti sul mercato elettrico. E un prelievo aggiuntivo del 33% sugli extra profitti delle aziende che forniscono elettricità da fonti fossili, chiamato «contributo di solidarietà» per sostenere famiglie e imprese. Poi i 27 potranno fissare un prezzo per la fornitura di elettricità alle pmi. Ma erano, questi, accordi già trovati.

Il price cap resta al palo. Decollano invece le polemiche. Se chiedere al mondo di vendere gas a prezzi più bassi esporrebbe l'Ue al niet di certi fornitori, come teme la Germania, Cingolani ipotizza una via di mezzo che tenga conto dei due fronti Ue: quello italo-francese, che non ha problemi di approvvigionamento ma deve intervenire sulle bollette; e quello tedesco (solo in parte olandese), che rischia di restare senza gas russo. Berlino non ha infatti paura dei singhiozzi del mercato, visto il parafulmine di Stato. E anche se Scholz smentisce l'azione solitaria («Non ha nulla a che fare con il tetto al prezzo», dice un portavoce), il distinguo tedesco resta ambiguo. Con l'Ue pronta a soprassedere. «Cercheremo di negoziare bene sui corridoi del gas, non su un prezzo fisso», è la chiosa della commissaria per l'Energia Simson.

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