"Torino deve svoltare. Vi racconto il disastro Pd-M5s"

L'onorevole Augusta Montaruli si dice convinta delle possibilità di vittoria per il centrodestra a Torino. Sarebbe un trionfo storico

Montaruli: "Torino deve svoltare. Vi racconto il disastro Pd-M5s"

L'onorevole Augusta Montaruli, esponente di Fratelli d'Italia, sembra convinta che il candidato sindaco del centrodestra Paolo Damilano possa farcela. I sondaggi raccontano di una sfida aperta, con il centrodestra in vantaggio un po' ovunque, Torino compresa. Il tema elettorale, a ben vedere, rischia di divenire la possibile alleanza tra MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico al secondo turno: le due forze si sono presentate divise ma, a senitre la parlamentare di Fdi, sembra che portino in dote la medesima idea di citta. Ma il secondo turno non spaventa poi molto la coalizione che sostiene Damilano.

Onorevole Montaruli, sembra esserci un'aria nuova a Torino...

"Sì, ogni giorno siamo inondati da un entusiasmo e da una fiducia senza precedenti. I torinesi sono stanchi di una sinistra che guarda solo al suo ombelico e di pentastellati senza capacità".

Però Pd e MoVimento 5 Stelle sembrano potersi riavvicinare al secondo turno...

"Anche quello attuale è un gioco delle parti. I torinesi però sanno cos'è avvenuto negli ultimi cinque anni. Il termine Chiappendino non si è diffuso senza motivo. Sinistra e MoVimento 5 Stelle sono andati a braccetto fingendo di litigare, mentre le periferie sono sempre più in sofferenza. Il centro cittadino, a sua volta, sprofonda nel degrado. Torino è immobile e svuotata, quando meriterebbe la gestione di forze politiche che non hanno a che vedere con questo disastro".

Senta, cosa ricorderà di questi cinque anni di Appendino?

"I fatti di piazza San Carlo sono ancora una ferita aperta nella città, sia per la tragedia dolorosa sia per il successivo immobilismo. Quello in cui Torino è sprofondata. Al netto delle responsabilità penali, se un sindaco ha paura di prendere decisioni, allora non può fare il primo cittadino. Soprattutto dopo quella tragedia, Chiara Appendino ha avuto paura di fare, mentre la città è nell’isolamento. Se ci si ritiene inadeguati ci si dimette. Non si fa pesare il proprio smarrimento sulla popolazione".

Perché la vostra idea di Torino dovrebbe cambiare il presente ed il futuro della città?

"Perché noi non auguriamo la grandine sugli eventi che possono portare ricchezza e non percepiamo gli imprenditori come un nemico. Per noi, un grande evento, non sarà mai un male, ma sempre un’occasione. Ritengo incredibile come la città delle Olimpiadi invernali del 2006, con strutture fruibili e professionalità già consolidate, abbia escluso di cercare uno spazio. Quello che è poi stato occupato da Milano e Cortina. Un altro esempio di occasioni perse e sprecate. Non ce lo possiamo permettere".

Senta, lei ha denunciato l'organizzazione di un concerto abusivo?

"Nell’ennesima casa occupata, si è svolto un concerto in barba a tutte le restrizioni con ammassamenti durati ore, peraltro davanti a cittadini sbeffeggiati. Il tutto senza interventi seri delle autorità cittadine e del ministero. L’avesse fatto un imprenditore delle discoteche, il locale sarebbe stato chiuso nell'immediato, con relative sanzioni. Un trattamento differenziato che ritengo inaccettabile. Così si penalizza chi lavora, mentre viene tutelata l' illegalità".

E di episodi così, in questi anni, ce ne sono stati?

"I centri sociali sono zone franche verso cui, con la scusa di controllare in un unico posto cosa avviene, il Ministero ha paura di usare il pugno duro. La linea della morbidezza non porta frutti. Basti pensare a cosa avviene in Val Susa, dove i turisti della violenza si spostano da Torino al cantiere per aggredire forze dell’ordine e operai".

Come va con i centri sociali?

"Male. C’è il tentativo di alcune organizzazioni di andare oltre le occupazioni e controllare il territorio inserendosi nella criminalità fino a prenderne le difese. Questa la principale preoccupazione. Nelle aree più povere e disagiate di Torino non abbiamo bisogno di chi sfrutta la disperazione".

E con l'integrazione dei migranti?

"Anche su questo fronte la città non ha fatto nulla, mentre l’integrazione resta un miraggio. Non ha premiato chi lavora nel rispetto delle regole e non ha chiuso le attività abusive. Verso le fasce più giovani, non ha dato alternative alla strada. Fanno molto le parrocchie, con oratori frequentati dai musulmani, ma non basta. Se non si inizia daglli asili, dall' impedire classi multietniche nelle scuole dell'obbligo in cui nessuno parla italiano, dal garantire percorsi di conoscenza della lingua, dai concetti basilari, insomma, l'integrazione non verrà mai raggiunta".

Ci dica la verità: temete il secondo turno?

"No. Non contano le somme algebriche ma il progetto che abbiamo messo in campo".

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