Ora dalle parti del vicariato di Roma potranno dormire sonni tranquilli: nella basilica di san Lorenzo in Lucina non c'è più il volto dell'angelo somigliante a Giorgia Meloni. Non è stata la mano di Dio, ma quella di Bruno Valentinetti. Ieri il sagrestano, autore del discusso restauro, ha coperto la sua precedente opera con della vernice bianca ed ha ammesso di averlo fatto su indicazione della Curia. La novità di ieri ha preso tutti alla sprovvista perché è arrivata mentre erano ancora in corso le ricerche di archivio avviate dalla soprintendenza speciale di Roma per rintracciare la documentazione del dipinto originale. Dovevano servire per un raffronto con l'angelo-sosia della presidente del consiglio propedeutico al ripristino dell'originale, ma il vicariato ha deciso di bruciare i tempi e di imporne subito la cancellazione tramite il parroco, monsignor Daniele Micheletti. Una mossa che sembra aver colto di sorpresa anche soprintendenza e ministero della Cultura se nel loro comunicato, diramato subito dopo la notizia, è stata usata la formula "alla luce della cancellazione del volto della decorazione". Una presa d'atto a cui è seguita l'indicazione dell'iter da seguire ora per qualsiasi nuovo intervento: l'invio di una richiesta di autorizzazione a Fec, soprintendenza stessa e vicariato con incluso il bozzetto dell'immagine.
Ieri sera, dopo non aver risposto per 48 ore alle nostre richieste sulle voci di cancellazione, l'ufficio stampa del vicariato ha diffuso un comunicato nel quale informava di aver chiesto il "ripristino dei tratti originari del volto, nell'esclusivo interesse della tutela del luogo di culto e della sua funzione spirituale" dopo aver preso atto che "l'opera presentava fisionomie non conformi all'iconografia originale e al contesto sacro". Nella nota si dice che il ripristino dovrà avvenire "previo coordinamento e autorizzazione" con le istituzioni dello Stato competenti, mentre non si danno dettagli sulla cancellazione. Il vicariato parla di sintonia con il parroco ma è evidente che di fronte all'esplosione del caso si sia creata una frattura tra monsignor Micheletti e il cardinale vicario Baldo Reina. Il primo, infatti, aveva inizialmente rilasciato dichiarazioni ben poco scandalizzate, dicendo di non capire il clamore e citando l'esempio di Caravaggio. Il suo superiore, invece, lo aveva duramente sconfessato in una nota a cui poi era seguito il silenzio del parroco. Nelle ore successive allo scoppio del caso, mentre crescevano le code di curiosi nella parrocchia del centro, c'era stato chi aveva persino invocato la rimozione di monsignor Micheletti.
È evidente che il restauro di Valentinetti sia stato incauto anche perché non comunicato a chi di competenza, ma il vicariato di Roma ha dato prova di un inedito zelo. Un comportamento diverso da quello adottato nei confronti delle opere d'arte sacra di don Marko Rupnik, l'artista cacciato dai gesuiti dopo che l'ordine aveva ritenuto di credibilità molto alta le accuse di abusi sessuali e psicologici mosse contro di lui da diverse ex suore. Attualmente è in corso un processo canonico in Vaticano sulla condotta dell'ex gesuita che proprio a Roma ha avuto il suo quartier generale per anni. Le presunte vittime hanno rivolto un appello ai vescovi a non esporre più i mosaici di Rupnik perché provocano loro sofferenza. Alcuni presuli le hanno ascoltate e, ad esempio, nel santuario di Lourdes le opere sono state coperte.
Quasi due anni dopo l'appello delle presunte sopravvissute, però, non risulta che un'analoga iniziativa sia stata presa in considerazione dal vicariato di Roma tant'è che i lavori dell'ex gesuita restano visibili persino nel seminario maggiore romano. Per fortuna, però, la diocesi ha impiegato meno di quattro giorni a far cancellare il volto di Meloni dall'angelo di san Lorenzo in Lucina.