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Una vicenda paradossale e la conferma per l'Italia: il sistema giudiziario va totalmente riformato

Perché come potrà adesso un singolo magistrato firmare un qualsiasi provvedimento? Come farà a pretendere dal cittadino la fiducia e il rispetto che si devono alla sua autorità?

Una vicenda paradossale e la conferma per l'Italia: il sistema giudiziario va totalmente riformato
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Ciò che davvero manca nella vicenda Garlasco è il senso della misura, il pudore, la vergogna di un sistema giudiziario che ancora si permette di mettere qualcuno sulla graticola senza prima aver fatto pulizia in casa propria. Un'indagine che fin dalle prime battute ha fatto acqua peggio di un rubinetto rotto: scena del crimine letteralmente calpestata e gestita senza guanti ma col gatto in giro, l'autopsia che per mancanza della bilancia non pesa il corpo, che sarà pure riesumato perché avevano scordato di prendere le impronte, arma del delitto mai trovata e solo supposta, pedali di bicicletta prima scambiati e poi no, ora del decesso spostata tra un processo e l'altro, così, un computer la cui memoria viene alterata dalle indagini. Ovviamente, il tutto sfocia in due assoluzioni in primo e secondo grado, salvo l'immancabile rinvio della Cassazione all'appello-bis che condanna e poi ancora la Suprema Corte che, contro il suo stesso procuratore che chiedeva di annullare la condanna, mette la parola fine: basta, è colpevole! Così si concludevano le prime due stagioni di quella che più che un caso appare come una serie. Ore e ore di trasmissione con tanto di esperti criminologi e scientifici, per la fortuna dei tele-intrattenitori travestiti da giornalisti. Poi da poco sempre la magistratura ha tirato fuori un nuovo presunto colpevole, e giù altri mesi di teorie e pareri scientifico-legali: è la terza stagione e si chiude con lui che viene rinviato a giudizio. Il processo in apertura della quarta stagione. Lungi dall'entrare nelle carte del singolo magistrato, e tralasciando le tragedie personali, dai familiari della vittima al condannato fino al nuovo imputato, le cui vite sono devastate, qui c'è in ballo molto di più: la credibilità di un sistema. Che è un ordine, si definisce potere e agisce da casta, consentendosi di processare qualcuno senza prima prosciogliere il condannato, senza prendere i provvedimenti opportuni verso chi è stato poco professionale su una vicenda tanto seria e delicata come l'omicidio di una giovane ragazza, senza assicurare che no, mai più saranno tollerate sciatteria e approssimazione. Queste azioni sarebbero a difesa della magistratura. Perché come potrà adesso un singolo magistrato firmare un qualsiasi provvedimento? Come farà a pretendere dal cittadino la fiducia e il rispetto che si devono alla sua autorità? Poi c'è l'altra domanda, più preoccupante: come ha fatto metà degli italiani ad accordare tale fiducia un mese fa, proteggendo la magistratura dal referendum? Di buono c'è che questa vicenda tanto scabrosa è un assist per il governo e la sua maggioranza per battere sulla validità di quella riforma.

Lì è cambiato il vento un mese fa e da lì bisogna ripartire, tipo "dov'eravamo rimasti" di Enzo Tortora, forti delle idee che molti liberali stanno ancora aspettando e che sarebbero dovute da un governo di centro-destra. Le urne avranno pure detto no alla riforma, ma la magistratura sempre questa è, quella di Garlasco.

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