Vicenza, via clausola antifascista. Scoppia l'ira della sinistra

Nel regolamento che disciplina l'utilizzo e l'occupazione di spazi e aree pubbliche la “clausola antifascista” è stata modificata con un’altra che cita “tutti i totalitarismi”.

Vicenza, via clausola antifascista. Scoppia l'ira della sinistra

Polemiche a Vicenza per la mossa della giunta leghista che guida il Comune veneto che ha deciso di sostituire la cosiddetta "clausola antifascista" dal regolamento Cosap, quella cioè che disciplina l'utilizzo e l'occupazione di spazi e aree pubbliche con un’altra che invece cita “tutti i totalitarismi”. Quindi anche quello comunista che, per decenni, ha causato terrore e morte in diverse aree del mondo.

L'ex sindaco di Vicenza Achille Variati, ora sottosegretario all'Interno, nel corso del suo mandato aveva fatto introdurre una clausola secondo cui chi chiedeva spazi pubblici per iniziative di vario genere, anche politiche, doveva dichiarare ufficialmente di "ripudiare il fascismo". Solo il fascismo. Nessuno accenno, quindi, ad altre dittature come quella rossa.

L’attuale primo cittadino Francesco Rucco, però, è voluto intervenire sulla questione, attuando una revisione dell’articolo 5 del regolamento che riguarda il rilascio della concessione. La parola fascismo è stata sostituita con una formula che include tutte le dittature senza distinzioni di colore:"Dichiara di riconoscersi nei principi e valori fondamentali della Costituzione e dello statuto comunale, di ripudiare ogni forma di totalitarismo e di condannare l'uso della violenza a fini politici".

L'annuncio e la firma sono dell'assessore alle Attività produttive Silvio Giovine di Fratelli d'Italia. "Stiamo a parlare di fascismo e antifascismo quando i problemi dei cittadini sono altri", ha detto Giovine al Giornale di Vicenza. "A 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale- ha aggiunto l’assessore- bisognerebbe archiviare quel periodo e consegnarlo alla storia per raggiungere un'effettiva pacificazione nazionale". Lo stesso Giovine ha sottolineato che “i valori e i principi fondamentali sono elencati nei primi dodici articoli della Costituzione ma non è menzionato il termine antifascismo. In nome dell'antifascismo militante sono state ammazzate persone a guerra finita, durante gli anni di piombo e ancora oggi si partecipa a manifestazioni violente. Non può essere un valore".
Soddisfazione per la modifica del regolamento è stata espressa anche dall’assessore regionale Elena Donazzan che ha parlato di un’azione dettata dalla coerenza.

L'opposizione di sinistra, ovviamente, non ha gradito e ha puntato il dito contro l’amministrazione di centro-destra. "L'abolizione della clausola è uno sfregio alla medaglia d'oro ottenuta da Vicenza per il ruolo avuto nella resistenza. L'evocazione della pacificazione sottende la riabilitazione del fascismo", ha scritto l'Anpi locale. Basterebbe leggere con attenzione la modifica effettuata per placare le polemiche. Nessuna presa di posizione in favore del fascismo ma una condanna di ogni dittatura. Perché ogni totalitarismo, anche quello comunista, ha provocato dolore e vittime.