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"La violenza non ci appartiene". Da Lione a Roma contro gli Antifa

Pacifici i due cortei. Nella capitale sono stati ricordati anche Ramelli e Verbano

"La violenza non ci appartiene". Da Lione a Roma contro gli Antifa

C'è un'Europa che si unisce per dire no alla violenza e all'odio politico, da Lione a Roma ieri migliaia di persone sono scese in piazza per ricordare l'uccisione del giovane Quentin da parte dei gruppi antifascisti. Nella capitale si è svolto un corteo senza simboli di partito da largo Argentina fino a piazza del Campidoglio con un migliaio di giovani che hanno sfilato dietro uno striscione con scritto "fermiamo la violenza politica. Justice pour Quentin" aperto da una bandiera con il volto di Quentin e due bandiere dell'Italia e della Francia. Una manifestazione pulita, ordinata, rispettosa come raccontano i cartelli presenti "il vostro odio, il nostro amore", "io sono Quentin" e "Da Lione a Roma. Stessa violenza". La manifestazione si è conclusa con un sit in dove sono intervenuti i rappresentanti delle giovanili di centrodestra e di Italia Viva.

Il presidente di Gioventù Nazionale Fabio Roscani, promotore dell'evento, ha spiegato: "la violenza non ci appartiene, da questa piazza parte questo grido, la nostra generazione non permetterà il ritorno degli anni violenti, saremmo stati in piazza anche se quanto accaduto a Quentin fosse avvenuto a un giovane di sinistra". A testimonianza di quanto detto sono stati ricordati sia Sergio Ramelli sia Valerio Verbano (di cui oggi ricorre l'anniversario della morte) uccisi durante gli anni di piombo.

Il segretario di Forza Italia giovani Simone Leoni ha aggiunto "penso sia doveroso esserci perché noi ragazzi e ragazze rappresentiamo una nuova generazione e la nostra deve dire no all'odio e sì alle idee" mentre Federico Ferrai della Lega Giovani Roma ha spiegato: "Continueremo a lottare per Quentin perché le idee non si uccidono mai". Per Luca Di Egidio di Italia Viva: "È necessario essere uniti e dare un segnale, ci sono principi di rispetto e base su cui non si può derogare. Le idee si combattono con le idee".

A Lione erano in tremila per l'ultimo saluto a Quentin con la promessa che la sua morte non sarà dimenticata. Il corteo è stato aperto da uno striscione con scritto "Giustizia per Quentin" mentre i presenti intonavano la Marsigliese e si è concluso sul luogo dell'aggressione. Nonostante le preoccupazioni di infiltrazioni e scontri con l'estrema sinistra, tutto si è svolto in modo pacifico. In piazza sono scese anche le militanti del Collectif Némésis al cui sit in era stato ucciso Quentin mentre tra i manifestanti c'è chi ha paragonato l'uccisione di Quentin a quella di Charlie Kirk. Nel luogo del pestaggio sono stati deposti mazzi di fiori e cartelli in sua memoria con diversi tra i presenti che si sono inginocchiati intonando canti religiosi.

Sulla facciata dell'Hôtel de Région Auvergne-Rhône-Alpes a Lione è invece comparso un grande ritratto in bianco e nero di Quentin mentre il candidato sindaco di Lione Jean-Michel Aulas aveva chiesto al sindaco ambientalista Grégory Doucet di mettere un ritratto del giovane sul municipio.

Una richiesta giudicata da Doucet "non appropriata" e "indecente" chiedendo anche l'annullamento della marcia. In risposta non solo migliaia di persone hanno manifestato a Lione ma si sono svolti cortei anche a Rennes, Bres, Saint Brieuc, Châteauroux.

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