Vivo, morto o "imboscato". Continua il mistero Kim

Ultimi rumors: il dittatore starebbe sfuggendo al coronavirus. Trump: "Io lo so ma non posso dirlo"

Vivo, morto o "imboscato". Continua il mistero Kim

Morto dopo un'operazione a cuore aperto, malato di Coronavirus, "imboscato" per non contrarre il virus, oppure ancora nascosto nella località di montagna di Baekdu (al confine con la Cina) per questioni di sicurezza dopo un tentativo di golpe sedato dalle forze speciali. Con il trascorrere dei giorni si infittisce il mistero sulla sorte del leader nordcoreano Kim Jong-un. L'unica certezza è che il dittatore non appare in pubblico dal 12 aprile scorso. Le notizie pubblicate dalla Cnn e dal portale americano Tmz, che per primi si erano sbilanciati parlando del decesso del "compagno brillante", si scontrano con nuove versioni più o meno attendibili. Ieri il ministro per l'Unificazione della Corea del Sud, Kim Yeon-chul, ha rivelato in un'audizione in parlamento che il governo di Seul «sa perfettamente dove si trova Kim. Posso dire con sicurezza che non ci sono stati segnali insoliti». Yeon-chul ha aggiunto che il supremo comandante potrebbe aver saltato la cerimonia del 15 aprile, dedicata al compleanno del nonno Kim Il-sung, fondatore dello Stato, per i timori del coronavirus e non perché malato. Alla morte di Kim non sembra credere neppure Donald Trump. L'inquilino della Casa Bianca, nel corso di una conferenza stampa a Washington, ha spiegato di avere una buona idea sullo stato di salute del suo "nemico", aggiungendo di non poterne parlare «per questioni di sicurezza. È probabile che lo farò in un prossimo futuro». A Pyongyang le bocche rimangono cucite, anche se il quotidiano del regime Rodong Sinmun ha pubblicato sull'edizione cartacea di lunedì il testo di una lettera di gratitudine firmata da Kim Jong-un e inviata ai lavoratori impegnati nella costruzione di un un complesso turistico nella località costiera di Wonsan. Si tratta dello stesso luogo dove il sito statunitense 38North intercettò domenica il treno presidenziale attraverso foto satellitari. Nella missiva Kim esprime tutto il proprio «apprezzamento nei confronti del lavoratori che si dedicano alla costruzione della zona turistica Wonsan-Kalma». Ennesimo diversivo, secondo alcuni analisti internazionali, per non ammettere (almeno per il momento) che Kim, morto o in stato vegetativo, sia ormai fuori dai giochi politici della Corea del Nord. Se così fosse Pyongyang non potrebbe permettersi un vuoto di potere, annunciando la sua morte quando la lotta di successione, probabilmente in corso, sarà conclusa.

A questo proposito sembrano addirittura tre le strade percorribili: alla sorella, Kim Yo-jong, che è stata inserita nel Politburo del Comitato centrale del Partito dei lavoratori, e allo zio Kim Pyong-il, 64 anni, fratellastro del padre di Kim, rientrato in patria lo scorso novembre dopo essere stato ambasciatore in Ungheria, Bulgaria, Finlandia, Polonia e Repubblica Ceca, starebbe emergendo una terza figura. È quella di Kim Yong-chol, 74 anni, vicepresidente del comitato centrale del Partito dei lavoratori, ma soprattutto l'abile diplomatico che ha preparato gli incontri tra Kim e Donald Trump ad Hanoi e al confine tra le due Coree. Yong-chol il 30 maggio di due anni fa volò a New York per uno storico incontro con il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, aprendo la strada dei due summit e dimostrando di essere l'unico papavero di Pyongyang a svolgere un compito così delicato. Yong-chol rappresenta perfettamente la burocrazia nordcoreana ma è anche un uomo che si è costruito una carriera partendo da guardia del corpo fino a diventare generale a quattro stelle e capo dell'intelligence.