Voltagabbana! Trasformista! Venduto! Quante volta li abbiamo sentiti urlati e scritti questi aggettivi insultanti che abbiamo sentito da quando è nata la Repubblica perché, prima del fascismo, votavano soltanto i maschi con un reddito alto seguendo il principio secondo cui votano solo quelli che pagano le tasse - e vogliono il diritto di controllare come i loro soldi vengono spesi: No taxation without representation! gridavano i ribelli americani. Ma andiamo diritti al punto di quello che secondo me è il maggiore malinteso. Dice il cittadino elettore al deputato e al senatore: "Io ti ho eletto, tu sei una mia creatura". Questa visione "proprietaria" impedirebbe al parlamentare di votare diversamente da quel ha deciso il suo partito pigiando il bottone rosso, astenendosi o assentandosi.
Il trasformismo è biasimato e al tempo stesso è un ambigua risorsa perché fa emergere la politica. Alla Camera e al Senato quando inizia una votazione, suona a ripetizione un lampeggiante cicalino, mentre i parlamentari ricevono sul cellulare massaggi caporaleschi che invitano a correre in aula a fare la conta dei greggi: ditemi a che serve obbligare a stare seduto per delle ore intere un essere umano, che costa, che viaggia e che tiene famiglia, spesso accessoriata, da fidanzata o fidanzato, spesso famiglie? Parlare per fare una dichiarazioni voto? Ci pensa il capogruppo. Come i contadini tedeschi che ricevano la moglie direttamente dal feudatario locale e, già che c'erano, gliela davano già gravida.
Obiezioni ostruzionistiche? Sopprimerle. Sono stato senatore e deputato per tredici anni e posso garantire che in Paramento non si parla. Palano gli addetti. Il resto del bestiame può chiedere "a titolo personale per centoventi secondi". Avete mai guardato la Camera di Comuni di Londra? Vale la pena. Basta andare sulla Bbc: tutti parlano e si interrompono e il Chairman si imbestialisce mentre il primo ministro parla e gli altri commentano, applaudono, fischiano urlano arrivano quasi agli schiaffi. E subito si ricompongono. È un posto vivo, anche se è il più antico Parlamento del modo. Da noi è quasi sempre un rito funebre isterico da cui si vede eccezionalmente la luce e il resto è schiuma da talk-show.
Da dove comincia il trasformismo? Dopo l'Unità d'Italia, certamente, dai passaggi d'interessi economici fra sinistra storica e destra storica. Poi dalla noia intellettuale, dalla campagna acquisti (che esiste fin dal Senato romano). Infine, dalla scarsità dei leader. Oggi tutti sono d'accordo sul fatto che Giorgia Meloni navighi a vele spiegate (specialmente sulla politica estera) perché ha sempre idee chiare anche se mutanti. La Meloni deve ancora alla sua personalità un bel po' di voti e questo è un antidoto al trasformismo. È una leader, e non una follower. E la coesione dura finché durano i leader. I follower raccolgono gli escrementi e i risentimenti di sinistra e in genere i leader specialmente di sinistra hanno idee liquide. L'Italia repubblicana ha avuto leader come Alcide De Gasperi, Togliatti, Pietro Nenni, Giorgio Almirante, Ugo La Malfa Giovanni Malagodi e il Parlamento pendeva dalle loro labbra. Quando la Guerra Fredda era una guerra aperta, al modo comandavano gli americani, Stalin e il Papa, e da lì si diramavano i poteri di comando e il potere di controllo dell'opinione pubblica, oggi impensabile.
Nel 1947 si svolse una "voltagabbanata" gigantesca perché Giuseppe Saragat si staccò dal Partito socialista di Pietro Nenni con cui si era presentato alle elezioni del '46, quando avevano formato con i comunisti un Fronte Popolare contro la Democrazia cristiana e gli Stati Uniti: Saragat spaccò i socialisti con la scissione di Palazzo Barberini come Anna Kulisciov, già braccio sinistro di Benito Mussolini.
Ebbe successo l'Uomo Qualunque (da cui l'insulto "qualunquista"), più ben due partiti monarchici e il Movimento Sociale Italiano, che oggi si chiama populismo. L'Italia ha una vivacità parlamentare prossima al rito funebre. Tutti a lezione alla Camera dei Comuni?