Il voto sullo statuto 5s diventa un boomerang. Conte resta nel mirino

Quorum superato sul filo di lana. Giustizia, base furente e 16 assenze in aula

Il voto sullo statuto 5s diventa un boomerang. Conte resta nel mirino

Di votazione in votazione, sempre col batticuore. Dallo scampato pericolo dell'Aula della Camera all'urna digitale di SkyVote. L'affluenza ha visto 60.940 votanti, quindi quorum superato di poco; i sì allo Statuto sono 53238 pari al 87,36 per cento; i No invece sono 7702 pari al 12,64 per cento.

Giuseppe Conte dalla piattaforma pretende un plebiscito, ma comunque il superamento del quorum garantisce che la pratica della votazione sullo Statuto sia sbrigata in un solo turno. In modo da accelerare le pratiche per il voto sulla leadership dell'ex premier. Dopo la prima giornata - annunciava il reggente Vito Crimi in mattinata - eravamo circa a metà dell'opera. «Ringrazio i 35.200 iscritti che nella giornata di ieri hanno espresso il loro voto», scriveva Crimi verso le 10 di mattina. Insieme ai patemi d'animo per l'affluenza su SkyVote, continua a impazzare la rivolta social sulla riforma della giustizia, con l'hashtag #ConteServoDelSistema e lo slogan CON-TE MAI. Dopo l'accordo sulla prescrizione e il sì alla fiducia a Mario Draghi, Conte è sommerso da oltre 50mila tweet di protesta. Tanto che fioriscono subito i complottismi. Fonti grilline accusano gruppi vicini alla Lega ed ex pentastellati di aver organizzato la campagna di delegittimazione via social.

Parzialmente archiviate, invece, le tensioni parlamentari. Alla fiducia in notturna si assentano 21 deputati dei Cinque Stelle: 7 sono in missione, giustificati. Ne rimangono 13, ingiustificati. Una fronda ridotta rispetto ai 41 dissidenti di domenica sul voto per le pregiudiziali di costituzionalità. Tra i 13 assenti, il nome più in vista è quello di Vittorio Ferraresi, ex sottosegretario alla Giustizia. Qualche defezione in più, ieri pomeriggio, sul voto finale sul provvedimento. Sono due i voti contrari (i deputati Luca Frusone e Giovanni Vianello), astenuta Angela Masi. Sedici sono i parlamentari assenti ingiustificati, mentre sono in missione, quindi giustificati, 14 deputati. Ma nonostante i proclami bellicosi del giorno prima pronunciati da Conte, sembra difficile che vengano espulsi tutti gli assenti non in missione. Il capogruppo alla Camera Davide Crippa parla di un «numero fisiologico» di assenti, sotto il 10%. Su eventuali espulsioni Crippa svicola: «Approfondiremo le motivazioni e agiremo di conseguenza». Resta in campo l'ipotesi di provvedimenti disciplinari. Anche se una retata di epurazioni metterebbe in difficoltà Conte. Perché, come riportato ieri dal Giornale, un gruppo di governisti chiede punizioni per i 9 senatori contiani che non si sono presentati in Aula a Palazzo Madama per la fiducia al Dl Sostegni bis il 28 luglio. Tra loro nomi eccellenti come Crimi e Paola Taverna. Nella girandola di veleni incrociati entrano pure i 41 deputati assenti domenica a Montecitorio. Alcuni parlamentari governisti lanciano sospetti su una manovra di Conte per mandare avvertimenti a Draghi per il futuro. Con lo scopo di mostrare di avere il controllo dei gruppi e rassicurare l'ala più intransigente del grillismo fuori dal Parlamento. Bonafede in Aula rivendica: «Abbiamo alzato le barricate sull'improcedibilità, sulla giustizia non ci sarà nessuna restaurazione».

Il prossimo tasto su cui battere sarà il reddito di cittadinanza. Il neo leader si prepara più che altro a una campagna mediatica. Infatti il premier Draghi finora non ha mai messo in dubbio la permanenza del sussidio. Saranno possibili degli aggiustamenti, auspicati anche dallo stesso Conte. Una volta incassata l'incoronazione come nuovo presidente, per l'avvocato sarà invece il momento di affrontare i nodi interni. Primo tra tutti il terzo mandato. Big e parlamentari già lo aspettano al varco.

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