C i sono statistiche che fanno capire come la famiglia italiana sia la vera spina dorsale della nazione. Le famiglie si indebitano per far studiare i propri figli: mutui, prestiti per garantire loro una formazione che consenta una prospettiva di lavoro e, forse, prima ancora, che dia speranza nel futuro. I giovani rappresentano sempre un'ottima occasione di propaganda elettorale: il superamento della loro disoccupazione è un costante, accorato impegno dei politici che promettono interventi finanziari per aprire nuove possibilità di lavoro. In tanto prodigarsi, si sottovaluta la prima, fondamentale necessità per la crescita di un giovane: una scuola capace di formare, in grado di rendere culturalmente e professionalmente competitivi i suoi studenti. La domanda è semplice: abbiamo una scuola all'altezza di un Paese moderno? La risposta è altrettanto semplice: no. Così ci troviamo in una situazione sconcertante: da un lato la famiglia perfettamente consapevole che il destino di crescita intellettuale e professionale dei propri figli è nelle mani della scuola, dall'altro uno Stato distratto e indolente verso le necessità di una buona formazione offerta dalla scuola. Nonostante questo indegno paradosso, le famiglie italiane spendono, si indebitano per far studiare i propri figli in una scuola sgangherata, tenuta in piedi dalla bravura e dalla dedizione di pochi insegnanti in mezzo ai molti incapaci e lavativi. Dall'analisi delle domande di prestito personale da destinarsi allo studio, emerge un impegno economico non irrilevante: mediamente una cifra che si aggira sugli 8mila euro da rimborsare in cinque anni. Chi affronta questa spesa non naviga in buone acque: inutile ricordare che il diritto allo studio è sancito dalla Costituzione, e va garantito. Il legislatore si metta, allora, una mano sulla coscienza: un'istruzione non all'altezza delle esigenze moderne, e un sacrificio economico da parte delle famiglie che non viene ricompensato dalla qualità della formazione offerta dallo Stato.
Eppure, nonostante questa situazione vergognosa, ci accorgiamo che le famiglie italiane non rinunciano a credere nella necessità di dare una formazione ai propri figli, disposte a sacrificarsi nella speranza che quel sacrificio non sia inutile. Una vera lezione di moralità alla politica e alla sua ricorrente retorica sul «problema dei giovani».Il vuoto dello Stato riempito dalle famiglie
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