Zan, Letta "incassa" il rinvio a settembre. Scoppia il caso Borghi

Così il Pd potrà cavalcare il tema in vista delle Comunali. E Salvini vede "Gay Lib"

Zan, Letta "incassa" il rinvio a settembre. Scoppia il caso Borghi

Enrico Letta (forse) ha capito la lezione che sui banchi si impara presto: meglio essere rimandati a settembre che bocciati in estate. Chissà che i prossimi mesi non servano a convincere definitivamente il segretario Pd della necessità di una mediazione sugli articoli 1, 4 e 7 che mettono seriamente in discussione la libertà di opinione «su cui non si può scherzare», dice Riccardo Nencini, senatore del gruppo parlamentare Senato Iv-Psi. E dunque il ddl Zan finisce su un binario morto dopo essere stato investito da quasi mille emendamenti, 672 soltanto della Lega. «È colpa della protervia di Letta, Leu e 5Stelle», è la sintesi di Simona Baldassarre della Lega.

Cosa succede adesso? «La capigruppo ha fissato il calendario che arriva fino alla fine della prossima settimana e il ddl Zan non c'è», dice al Giornale un senatore di lungo corso, che spiega: «Resta da decidere il calendario prima di agosto dove sono previsti i provvedimenti su cybersicurezza e grandi navi. Quindi con la discussione generale e il primo voto segreto si arriva a settembre a meno di improbabili colpi di scena». Resta una finestra al 3 al 6 agosto per un'ultima mediazione.

«Il testo esce magicamente dal calendario delle prossime settimane di aula, poi ne riparliamo. O anche no», sogghigna il leghista Simone Pillon. Per mascherare la sconfitta c'è chi tira in ballo le Comunali «in città dove Milano e Bologna dove il tema è molto sentito», come Monica Cirinnà, il che conferma la strumentalità della norma, buona solo per raccattare due voti, non certo per arginare l'odioso (ma non così diffuso) fenomeno del razzismo a sfondo omotransfobico.

«Viene giù il muro di ipocrisia che ha governato questa materia. Sul piatto non c'è il tema della discriminazione contro gli omosessuali - ragiona la leader Fdi Giorgia Meloni - ma una sinistra che non sapendo argomentare né ragionare mettere il bavaglio agli altri». A confermare i timori di Nencini e della Meloni c'è la querelle che scoppia dopo un tweet infelice del salviniano Claudio Borghi, che equipara la positività da Covid a quella dell'Hiv, salvo poi spiegare che «il pregiudizio di chi pensava omosessuale = sieropositivo è altrettanto rivoltante e cretino di chi pensa che un non vaccinato sia uguale a contagioso». Ma il pretesto per la rissa social è troppo ghiotto come alibi per Alessandro Zan («La Lega lo cacci subito») e infatti i fan della pasticciata legge sull'omotransfobia ne approfittano per nascondere la sconfitta: «Le parole di Borghi fanno ribrezzo. Ma i suoi colleghi di maggioranza non si devono scandalizzare più di tanto: la Lega è anche questa cosa qua. Da Salvini in giù...», twitta un furibondo Nicola Fratoianni di Sel, proprio mentre nelle agenzie e sui siti scorrono le foto dell'incontro del leader leghista con gli esponenti di Gay lib, associazione Lgbt di centrodestra. «Basta al muro contro muro che porterà all'affossamento inevitabile del testo, il Senato ha il diritto di discuterne democraticamente», dicono i vertici del movimento Gay lib Luca Maggioni e Daniele Priori. «Il dialogo sul ddl Zan non è solo possibile ma doveroso», conferma lo stesso Salvini. «Giusto aumentare le pene per chi offende, aggredisce, insulta due ragazzi o ragazze che hanno il diritto di amarsi ma fuori i bambini dalla contesa politica con le teorie gender, il bavaglio e la censura».

Il partito di Matteo Renzi rinfaccia a Letta la volontà di «tenere il ddl Zan sulla graticola fino a dopo le elezioni amministrative per mere ragioni elettorali» e respinge «retroscenismi da bottega», per dirla con le parole di Teresa Bellanova, anche se si è capito da mesi che il peso di Italia Viva sarà decisivo per capire il destino degli emendamenti su cui potrebbero convergere pezzi di centrodestra, pronto a chiedere di non passare all'approfondimento degli articoli, stoppando i lavori con l'incognita di un voto segreto. «La libertà non va in vacanza, il ddl Zan sì», dice un raggiante Toni Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia.