Zelensky vola a sorpresa in Turchia per incontrare Erdogan e Istanbul si conferma snodo chiave della diplomazia global. Al termine di due ore di colloqui a Palazzo Dolmabahce, sono state raggiunte una serie di intese per rafforzare la cooperazione bilaterale, con focus su forniture di gas e droni. I due leader hanno rilanciato il "processo di Istanbul" come piattaforma per un cessate il fuoco, mentre Ankara accelera sul proprio ruolo di mediatore. Erdogan ha promesso di intensificare i contatti con Mosca, e ha già parlato con Putin e Rutte. Kiev conferma l'apertura al negoziato, ma il nodo del Donbass resta irrisolto. Potrebbe emergere a breve una data per nuovi colloqui con la Russia, propiziati dal possibile coinvolgimento dei negoziatori di Trump, Witkoff e Kushner, attesi a Kiev tra una decina di giorni.
Intanto la guerra sta attraversando una fase di transizione che rompe la narrativa statica degli ultimi mesi. Se da un lato Mosca continua a esercitare una pressione costante lungo la linea del fronte, dall'altro emergono segnali sempre più evidenti di un adattamento ucraino che combina innovazione tecnologica e una rinnovata capacità offensiva. Il risultato è un equilibrio instabile, in cui la superiorità numerica russa si scontra con un'efficienza tattica ucraina in evoluzione.
Il primo elemento di discontinuità riguarda la trasformazione del campo di battaglia in un laboratorio per la guerra del futuro. Kiev emerge come hub europeo dell'innovazione nei droni: i nuovi bombardieri senza pilota possono operare fino a 20 km oltre le difese elettroniche e trasportare carichi significativi. Un salto di qualità che li rende veri moltiplicatori di forza, capaci di compensare, almeno in parte, il divario in artiglieria e mezzi pesanti.
Sul piano territoriale, il quadro resta complesso ma meno unidirezionale rispetto al recente passato. Le forze russe continuano ad avanzare, ma lo fanno a un ritmo ridotto. Secondo le analisi dell'Institute for the Study of War (ISW), l'avanzata si è contratta di due terzi negli ultimi 18 mesi: dai quasi 15 kmq al giorno tra fine 2024 e inizio 2025, fino ai 5,5 registrati nel 2026. Il logoramento emerge anche sul fronte interno russo. Il decreto firmato nella regione di Ryazan, che obbliga le grandi imprese a fornire contingenti di lavoratori per l'esercito, segnala una crescente difficoltà nel sostenere lo sforzo bellico con il solo reclutamento volontario. Parallelamente, Kiev rivendica una lenta ma significativa inversione di tendenza. Il comandante Syrskyi parla di 470 kmq riconquistati nel 2026 (le prime acquisizioni territoriali da oltre un anno), mentre anche la stima più prudente dell'ISW ne certifica 334. La recente liberazione di Berezove segnala un cambio di postura, con Kiev non più solo in difesa. Una lettura rafforzata da Zelensky, che parla della migliore situazione al fronte degli ultimi dieci mesi e della neutralizzazione dell'offensiva russa di marzo.
Le ultime 24 ore confermano tuttavia la brutalità e la simmetria crescente del conflitto. A Nikopol, un raid russo con droni colpisce un mercato e lascia almeno 5 morti e 27 feriti, tra cui una ragazza di 14 anni. Vittime a Kostyantynivka e bambini sfollati nel Kherson, dove un ordigno uccide un civile alla stazione dei bus. Sul fronte opposto, Mosca segnala raid contro impianti chimici a Tolyatti, legati anche alla produzione di materiali esplosivi.
Nelle aree del Luhansk, fonti russe denunciano la morte di un'intera famiglia, inclusa una bambina, in un attacco di droni.A livello europeo Orbàn e Fico tornano a pressare Bruxelles affinché costringa Zelensky a riaprire l'oleodotto Druzhba.