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Zerocalcare guida il salottino degli intellò che soffiano sul fuoco

Da Elio Germano, in tribunale per aiutare gli okkupanti, al professor Barbero che definisce "ricchezze cittadine" i centri sociali. Ecco chi fornisce gli alibi ideologici

Zerocalcare
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Una volta i maestri erano cattivi; ora sono molto peggio. Sono stupidi. Sono quelli che nonostante la lezione sporca di sangue della Storia non vogliono capire il confine tra eversione e opposizione, o lo capiscono ma non hanno paura di valicarlo. Sono quelli che quando parlano, per metà frase prendono le distanze dalla violenza e per l'altra metà la allattano. Sono i mandanti morali, quelli che concimano il clima d'odio, che forniscono gli alibi ideologici, che non gettano neanche il sasso, lasciano che lo facciano gli altri, e poi gli stringono la mano. Sono i bravi professorini che giustificano ogni azione criminale dei loro alunni.

Il procuratore generale di Piemonte e Valle d'Aosta, sabato, subito dopo i fatti di Torino, ha parlato delle "piazze usate come strumento di lotta con la benevola tolleranza della upper class", cioè l'intellighenzia che coccola i ragazzi che sbagliano per non perderne l'appoggio politico. E la cosa divertente è che la sinistra di salotto e di potere si è subito scandalizzata. E sui social ha starnazzato: "Sono accuse gravi! Fuori i nomi di chi difende i violenti!" Senza accorgersi che i nomi sono i loro. Giornalisti, opinionisti, scrittori, cantanti, attori, fumettari e politici d'avanspettacolo televisivo.

Sono quelli che "Certo la gente che prende a martellate la polizia è grave, ma non dimentichiamo i saluti romani ad Acca Larentia". Sono quelli di "E CasaPound?".

Sono quelli che sabato erano in piazza a Torino per difendere Askatasuna. Sono i Willie Peyote che manifestano non per sostenere qualcuno ma per attaccare il governo, ce l'ha detto nella sua canzone su Giorgia Meloni. Sono i Max Casacci, fondatore dei Subsonica, che essendo una band torinese dovrebbe capire bene la deriva fanatica e per nulla culturale del centro sociale. Sono gli storici e scrittori come Marco Revelli, che avendo vissuto tutta la vergognosa stagione di Lotta continua non dovrebbe cadere due volte nello stesso errore. Sono gli attori come Elio Germano, in alto i pugni!, che quando c'è da menare le parole è sempre in prima fila: uno dei testimoni chiamati dalla difesa nel maxi-processo per associazione a delinquere contro i vertici di Askatasuna. Sono i professori tuttologi come Alessandro Barbero che in una profetica intervista alla Stampa spiegò che i centri sociali "sono una ricchezza delle città italiane". Sono i giornalisti come quelli di Fanpage per i quali "le violenze in piazza non ci sarebbero mai state senza lo sgombero di Askatasuna" o che "adesso la Meloni userà la vicenda del poliziotto per sfornare altri decreti sicurezza e comprimere i diritti dei cittadini".

Sono i Christian Raimo che rilancia l'articolo di una cronista di Domani per la quale il video del poliziotto aggredito è vero, "però" - c'è sempre un "però" o un "ma" lui perde il casco perché non l'aveva allacciato, l'arma con cui lo hanno colpito è un martelletto e non un martello, e poi gli aggressori urlano anche "Basta, lasciamolo stare" - e forse come diranno le loro professoresse sono ragazzi che amano le poesie e hanno l'abisso dentro - e comunque, prima, la polizia ha lanciato i lacrimogeni "e c'era gente che ha vomitato in strada". Anche noi dopo aver letto il tuo pezzo.

Sono la strana coppia - uno più uno uguale zero - formata da Zerocalcare, uno che i libri non li legge, li vende soltanto, e Ilaria Salis, una che fa politica senza capirla. Il primo, punto di riferimento della generazione più sbandata e ignorante della nostra storia, è l'autore della locandina della manifestazione di Torino (è già all'asta su eBay a 180 euro, giusto per capitalizzare l'anticapitalismo) e la seconda è quella che un paio d'ore prima della manifestazione ha postato il manifesto "partigiano" dell'amico "Zero" con la frase: "Purtroppo oggi non riesco a essere a Torino, ma con il cuore sono lì con voi.

Rispondere agli attacchi repressivi del Governo rilanciando sull'allargamento delle lotte sociali è la strada giusta da percorrere insieme", e peccato che non ce l'ha fatta ad andare a Torino. Anche se alla fine qualcosa di lei c'era. Il martello.

E la falce, dov'era?

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