Pomigliano, Marcegaglia: incredibile no di Fiom

La Fiom non firma, Fiat e le altre sigle sindacali vanno avanti: accordo separato. La Marcegaglia: "Andando contro la storia la Fiat riporta la produzione in Italia investendo 700 milioni". E Bonanni accusa: "La Fiom è fuori dal mondo"

Pomigliano, Marcegaglia: incredibile no di Fiom

Roma - Un no "incredibile", quello della Fiom, di fronte ad una azienda che "andando contro la storia" riporta produzione in Italia "investendo 700 milioni". Alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia non resta dunque che attendere il referendum tra i lavoratori di Pomigliano. "Aspettiamo il referendum del 22 e vediamo cosa succede. Secondo noi è incredibile - ha spiegato la leader degli industriali - che di fronte ad una azienda che va contro la storia, prende produzioni dalla Polonia e le riporta in Italia, investe 700 milioni. E' incredibile che davanti a una situazione di questo tipo ci sia un no. Attendiamo di capire cosa vogliono fare i lavoratori".

Si va verso il referendum La Fiom non firma e Fiat e le altre sigle sindacali vanno avanti: è accordo separato per il rilancio di Pomigliano. Sarà ora il referendum tra i lavoratori, il 22 giugno, a sancire un’intesa che consentirà alla casa torinese di portare la produzione della Panda nello stabilimento campano. Gli investimenti del Lingotto restano infatti subordinati all’esito della consultazione. L’accordo è stato salutato con grande soddisfazione anche dal governo. A partire dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ne ha evidenziato, con poche parole, le conseguenze sul futuro delle relazioni industriali: "E' la rivincita dei riformisti su tutti gli altri". Altrettanto netta la posizione del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. L’intesa di oggi "è straordinariamente importante perchè la Fiat ha deciso di procedere ugualmente pensando che l’intesa fosse sottoscritta da organizzazioni che rappresentano la grande maggioranza dei lavoratori". Il ministro ha evidenziati, quindi, che "si va avanti", augurandosi che Fiom e Cgil "non vogliano ostacolare questo percorso che non riguarda solo la Fiat ma tutto il Mezzogiorno".

Epifani accusa la Fiat "Non mi piace l’accordo separato. Sento dire che è una cosa innovativa ma è uno strumento vecchio. D’altra parte se l’azienda vuole garantire sul futuro prima o poi dovrà mettere mano all’accordo separato. Spero ci sia il tempo e la volontà dell’azienda di riflettere sulla nostra posizione", ha commentato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, sottolineando che l’accordo "non risolve il problema della violazione delle leggi e il profilo di incostituzionalità sullo sciopero". Quanto al referendum tra i lavoratori e un’eventuale adesione della Fiom Epifani ha aggiunto: "Tocca a Fiom decidere. è importante che i lavoratori siano coinvolti e che partecipino. Ad occhio e croce credo che andranno a votare e diranno di sì ma sarà un sì al lavoro, all’occupazione agli investimenti".

Bonanni: "La Fiom è fuori dal mondo" "Dovremmo preoccuparci quando chiudono le fabbriche, non quando aprono". Il segretario della cisl, Raffaele Bonanni, si è detto "molto contento" dell’esito dell’accordo per la fabbrica Fiat di Pomigliano. "In questo modo garantiamo tante altre fabbriche, non solo Pomigliano, attraverso investimenti notevoli senza soldi pubblici. Perchè questo è il primo grande investimento che si fa, senza soldi pubblici, in piena crisi", dha spiegato il segretario della Cisl lasciando la sede del Pd dopo un incontro conBersani. "Si può dire che la maggioranza del sindacato e dei lavoratori appoggiano questa operazione e meraviglia che taluno non si renda conto che non si possa vivere di posti di lavoro fatti per legge", ha aggiunto il sindacalista usando parole critiche nei confronti della Fiom: "Sono fuori dal mondo, si sollevano questioni inutili per coprire una ritrosia all’innovazione. La solita tecnica di cortina fumogena per coprire la ritrosia a prendersi responsabilità".

Bersani torna all'attacco Su Pomigliano la partita è delicatissima - ha nuovamente attaccato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - mi rifiuto di pensare che giunti a questo punto non si possa arrivare ad un accordo". "Ci vuole buona volontà, fantasia. Bisogna sentire la voce dei lavoratori. In ogni caso Pomigliano non sarà un modello - ha continuato il segretario del Pd - non credo che nessuno, nemmeno la Fiat o Sacconi, possa pensare che un diritto costituzionale sia aggirabile da un accordo. Non abbocchiamo all'amo di chi ce la racconta così. Sacconi dice che vede un grande orizzonte fatto di deroghe ad ogni livello. Se lo sogna. La Costituzione non è derogabile". In ogni caso, ha poi concluso Bersani, "è un fatto oggettivo: siamo di fronte al primo caso in Europa di rientro della produzione esternalizzata".

Marini: rispettare l'esito del referendum Sulla vicenda di Pomigliano "occorre lasciare con rispetto la parola definitiva alla decisione dei lavoratori". Lo ha detto Franco Marini, al telefono con l'ANSA prima di partire per Helsinki dove è in programma l'assemblea parlamentare della nato. "Ho tifato fin dall'inizio - ha detto Marini - per l'accordo dei sindacati sulla questione Pomigliano. Si tratta di una questione di grande impatto sociale e meritava una intesa forte tra le organizzazioni sindacali". "Al punto in cui siamo - ha aggiunto l'ex presidente del Senato ed ex segretario della Cisl - resto sorpreso dalle difficoltà frapposte al referendum. L'unica strada per cercare di salvare produzione e posti di lavoro - ha concluso - è lasciare con rispetto la parola definitiva alla decisione dei lavoratori".

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