Pomigliano, senza l’80% dei sì la fabbrica Fiat rischia grosso

Se l’80% dei dipendenti Fiat di Pomigliano d’Arco, ovvero oltre 4.100 addetti su 5.200, dirà «sì» al piano di riorganizzazione del lavoro, significherà che per il gruppo torinese sarà possibile dare un futuro al polo automobilistico campano (e non solo). Sotto questo tetto potrebbero esserci dei problemi: la praticabilità dei progetti di ammodernamento delle linee, allo scopo di renderle idonee alla produzione della nuova Panda, si presenterebbe in salita. L’amministratore delegato Sergio Marchionne, in pratica, punta a ottenere una grande maggioranza di «sì». In caso contrario per Pomigliano si profilerà lo spettro della chiusura e gli investimenti (700 milioni) saranno con ogni probabilità dirottati a Tychy, in Polonia. Il Lingotto, comunque, si sta già mettendo al riparo dal punto di vista legale da azioni di boicottaggio da parte della Fiom e dei Cobas che potrebbero derivare nel caso la percentuale di «sì» al piano non fosse, come è verosimile, plebiscitaria.
Per martedì prossimo, alla scopo di favorire la massima affluenza al referendum concordato con Fim, Uilm, Fismic e Ugl, la direzione del personale del Lingotto ha annullato la cassa integrazione che interessa, al momento, circa metà delle maestranze napoletane. Le votazioni si svolgeranno dalle 8 alle 21 e i risultati si conosceranno a notte fonda. Il quesito sul quale i lavoratori si pronunceranno è il seguente: «Sei favorevole all’ipotesi d’accordo del 15 giugno 2010 sul progetto “Futura Panda” a Pomigliano?». A mobilitarsi, in questi giorni, non sono solo i sindacati. Anche il sindaco della cittadina partenopea, Lello Russo, ha deciso di intervenire disponendo l’affissione di manifesti che invitano gli operai a mettere la crocetta sul «sì». Oggi, a Napoli, il direttivo del Pdl della Campania terrà una conferenza stampa, presente lo stato maggiore dei politici della zona, tra cui il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino. Ma a spingere sull’acceleratore è anche chi non è favorevole all’intesa, come l’ex leader della Cgil, Sergio Cofferati, che oggi dalle pagine del Manifesto definisce «illegittimo» il referendum. La Fiom, intanto, resta contraria all’accordo con Fiat, mentre il sindacato di riferimento, cioè la Cgil, ha riconfermato «l’invito ad andare a votare, il rispetto della libertà di coscienza e anche l’opportunità di optare per il “s씻. «Siamo di fronte - ammonisce il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini - al libero licenziamento del lavoratore considerato inadempiente». E sempre la Fiom, più che mai sul piede di guerra, ha intenzione di rendere difficile la vita a Marchionne, soprattutto dopo il successo ottenuto alle votazione per il rinnovo della Rsu di Melfi, in Lucania, dove Fiat produce la gamma Punto. Il sindacato «rosso» ha prevalso per 20 voti sulla Uilm. E se al successo della Fiom conseguito a Melfi si sommano i malumori a Mirafiori e Cassino, dove sono in corso raccolte di firme in segno di solidarietà ai colleghi di Pomigliano, il rischio è che l’intera struttura produttiva del gruppo Fiat si trasformi in una polveriera. Il test di martedì prossimo, a questo punto, assume una valenza nazionale. La responsabilità dei 5.200 di Pomigliano è grande: in gioco c’è la presenza industriale del gruppo Fiat in Italia.

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