Controcultura

Portare la cartelletta a casa del professore era come un premio

Clamor, l'alter ego dell'autore, vede nel suo insegnante di disegno un docente diverso dagli altri

Junger da giovane in divisa da soldato
Junger da giovane in divisa da soldato

Per concessione dell’Editrice Settecolori, pubblichiamo un brano da La fionda, romanzo di Ernst Jünger rimasto finora inedito in italiano. Qui vediamo Clamor, l’alter ego dell’autore, recarsi a casa del professore di disegno, il signor Mühlbauer, il quale fin dalla prima lezione aveva notato lo studente.

Il signor Mühlbauer, l'insegnante di disegno, aveva notato Clamor fin dalla prima lezione; a parte Teo, era l'unico che veramente si occupava di lui. Come Mez, il maestro di ginnastica, quando parlavano di lui tra di loro, i ragazzi di prima lo chiamavano il proletario; Clamor pensava che fosse un titolo destinato agli insegnanti che non sapevano il latino. Quella, più o meno, era la spiegazione che gli aveva dato Teo. Comunque erano in ogni caso dei professori.

Clamor portò la sua cartelletta a casa del signor Mühlbauer; era come ricevere un premio. Fu Nanna ad aprirgli la porta e, per rendergli gli onori degni di un ospite, lo invitò in quello che suo marito chiamava il suo atelier. Anche a lei il ragazzo piacque fin dal primo sguardo.

Il libro preferito del professore era quello con le osservazioni di Fechner su Nanna o l'anima delle piante; come tanti altri, traeva consolazione da esso. «Conosco solo la mia anima, e potrò sempre conoscerla solo per esperienza. Ogni altro mi si presenta in una mera apparenza fisica, e nessun esperimento mi permetterà di conoscere direttamente ciò che appare in apparenza. Ci avviciniamo all'altro solo per analogie, per somiglianze, su queste poggia la nostra speranza». Già era così; l'uomo è solo.

Dal titolo del libro, aveva ribattezzato sua moglie «Nanna», per il divertimento dei candidati alle cattedre superiori che pensavano alla Nanà di Zola. Queste cose tendono a trapelare; Mühlbauer, estremamente sensibile, ne soffriva non meno che per il suo soprannome.

Il signor Mühlbauer era vestito in modo diverso dai suoi colleghi accademici; si teneva per lo più per conto suo durante gli intervalli. Una volta era riuscito a organizzare una piccola mostra di quadri in palestra, a proposito della quale il preside scuoteva la testa.

Disegno c'era solo una volta alla settimana, ed era una lezione di due ore; era l'unico spazio di tempo in cui Clamor si sentiva bene a scuola. Trascorreva anche la ricreazione nella sala da disegno. Come poteva essere che il signor Mühlbauer lo avesse notato subito?

Come molti insegnanti di disegno, anche lui soffriva nello svolgere la sua attività. Quando il dottor Hilpert gli disse che lui apparteneva a un'università, Mühlbauer si sentì bandito dal mondo delle muse. Le prestazioni dei suoi studenti erano scarse, nella migliore delle ipotesi accurate. Capitò che scorgesse un talento tra di loro, o anche una grande predisposizione. In questo bruco si nascondeva forse una Parnassius Apollo, una podalirio, una farfalla a coda di rondine. Presto seguiva la delusione, perché lo sguardo immaginoso generalmente scompariva con la pubertà.

In quel caso però c'era una simpatia che non ha bisogno di presentazioni.

Può capitare di incontrare un superiore che scommette su di noi. Era così che aveva trovato anche Nanna, l'aveva riconosciuta in mezzo a ciò che è indistinto. In casa dell'insegnante di disegno era come essere in un giardino dove i fiori stanno bene.

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