«Porteremo la gente al voto coi caterpillar»

«Abbiamo presentato liste ovunque e ci sono stati problemi solo a Milano e a Roma? A me sembra un disegno molto ben pensato» dichiara Silvio Berlusconi. Il premier sarà in piazza sabato 20 marzo a Roma, nonostante il ministro Sandro Bondi denunci un clima pesante e «le stesse condizioni che hanno reso possibile l’attentato avvenuto a Milano lo scorso dicembre».
In molti però continuano a confidare che si presenti anche a Milano per la chiusura della campagna elettorale regionale, o almeno per quella milanese. C’è già una data fissata, giovedì 25 marzo, e si pensa a un luogo come il Palalido o il Teatro dal Verme. Si è ipotizzato persino un ritorno del premier in piazza Duomo, anche per archiviare definitivamente la statuetta di Tartaglia. Ma a questo punto molto dipende dalla manifestazione romana, destinata a mobilitare le energie politiche del Pdl.
«Tutti a Roma, tutti a Roma» è la parola d’ordine piovuta sulla campagna elettorale lombarda. «È necessario fare chiarezza sulla libertà di voto» concorda Mario Mauro, responsabile della campagna elettorale di Formigoni. Il senatore e sottosegretario alle Infrastrutture, Mario Mantovani, ha annunciato un ampio spiegamento di uomini e mezzi, e i vertici del partito sono pronti.
Alcuni candidati, concentrati nel porta a porta e nel banco a banco sui mercati, si sono lamentati di dover abbandonare il territorio così a ridosso del voto regionale. Mauro ammette il problema: «Chiediamo un sacrificio ai candidati, ma non possono certo dimenticare che mezza giornata a Roma è anche un modo di fare campagna elettorale! Più campagna di così! Invece che partecipare a una cena in più, possono organizzare pullman con i loro militanti ed elettori e venire tutti insieme a Roma. Anzi, sarà un ottimo modo per confrontarsi con loro».
In Procura è stata depositata l’istanza di opposizione alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta per falso ideologico contro le firme raccolte dalla lista «Per la Lombardia» di Formigoni. I Radicali chiedono addirittura al magistrato di eseguire una consulenza calligrafica sulle firme e di sentire come testimoni i giornalisti che si sono occupati delle vicende politiche che hanno portato alla stesura del listino.
Formigoni taglia corto: «Lascio che dei ricorsi parlino gli azzeccagarbugli. Io non ne parlo più. Parlo delle cose che interessano ai cittadini: la scuola, la famiglia, la sanità».
E il presidente della Regione si rifugia negli appuntamenti elettorali. Ieri è toccato a Lodi, terra non facile per il Pdl, che l’anno scorso è riuscito per la prima volta dopo quindici anni a vincere le provinciali in alleanza con la Lega. Adesso la sfida per il Popolo della libertà è doppia: arrivare in Comune e portare in aula un consigliere regionale.
Per quel che riguarda la corsa al Pirellone, è uno dei pochi casi in cui la candidata è donna. Si tratta di Monica Guarischi, che arriva da una famiglia socialista ed è vicina al sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi. A Sant’Angelo Lodigiano aveva debuttato in politica come consigliere comunale proprio Bettino Craxi. «Bisogna spingere la gente con il caterpillar ad andare a votare: abbiamo bisogno di un segnale di grande forza. Votiamo compatti» dice Formigoni, evidentemente preoccupato dal rischio astensionismo.
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