Il prefetto vuole perdonare il Leoncavallo

Lombardi: «Sono passati 30 anni, anche chi ha occupato chiede una soluzione. Ma bisogna rientrare nelle regole». Pronto un piano per regolarizzare il centro sociale. La replica: «Il Comune lo tiene fermo da anni»

Si disse pure un anno fa. Ma il 22 settembre potrebbe essere (davvero) l’ultima volta che l’ufficiale giudiziario farà visita al Leoncavallo. Senza colpi di scena, sarà rinviato anche il diciassettesimo tentativo di sfratto, poi la strada per regolarizzare il centro sociale di via Watteau potrebbe accorciarsi. Ne è convinto il prefetto Gian Valerio Lombardi, che ieri ha incontrato intorno al tavolo provinciale per la sicurezza il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Provincia Guido Podestà e l’assessore regionale alla Protezione civile Stefano Maullu. Tra i temi, anche quello del Leonka, e alla fine il prefetto si è detto convinto che «i tempi per voltare pagina siano maturi. Se si rientra nelle regole, credo ci sia la disponibilità a fare un ragionamento per trovare una soluzione». Del resto, è il suo ragionamento, il tempo è passato anche per i leoncavallini: «Sono passati trent’anni da quando nel 1978 il centro sociale, ora ospitato in via Watteau, fu occupato e oggi quelli che allora avevano 25 anni, con 30 di più sulle spalle probabilmente sono più propensi a trovare una soluzione». A giorni presenteranno pure un masterplan di iniziative in vista dell’Expo.
Il progetto è nell’aria da tempo. In pratica, a gestire l’immobile sarebbe la Fondazione «La città che vogliamo», composta da rappresentanti istituzionali (come Milly Moratti, consigliera di opposizione e cognata del sindaco), sindacali, accademici. Sarebbe interlocutore con la proprietà Cabassi, versando circa 120mila euro l’anno di affitto, la metà del canone di mercato. In cambio, il Comune concederebbe ai Cabassi la possibilità di edificare su qualche terreno già di proprietà ma vincolato (una permuta di volumetrie). Lo strumento per risolvere la situazione ammette l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli può essere «il piano di governo del territorio» ma «a fronte di una regolarizzazione e di una convergenza politica».
Favorevole al dialogo l’assessore del Pdl Maullu, ma «senza confonderlo con buonismo a tutti i costi. Certo, dobbiamo garantire l’equilibrio sociale per un autunno che potrebbe essere difficile per i cittadini». Parla anche di «monitorare i quelle realtà antagoniste che fiancheggiano ad esempio le occupazioni abusive». Sul fronte del no il vicesindaco Riccardo De Corato: «Il prefetto deve dirci quali passi avanti sono stati fatti, come può dire che i tempi sono maturi se è tutto come un anno fa? Fi e An avevano firmato due documenti che fissavano come condizione preliminare l’impegno del Leonka ad abiurare la violenza durante un’assemblea pubblica e non è successo». «Si deve partire dal ripudio della violenza - conferma il vicecapogruppo del Pdl, Carlo Fidanza - e non dovranno essere i milanesi a pagare, neanche indirettamente o attraverso ardite operazioni immobiliari». Posizione più morbida da parte del capogruppo Pdl Giulio Gallera , ma «la presa di distanza esplicita dalla violenza sarebbe utile anche per portare chi è su posizione più rigide a prendere in considerazione l’ipotesi». «Valuterò con le altre forze politiche a breve» garantisce Podestà. La soluzione, afferma il portavoce del Leonka Daniele Farina, «è già a portata di mano e a costo zero per il Comune, ma la tiene “a bagnomaria“ da 2 anni. Rimuova le barriere politiche».