Preso un piromane, ma in Italia divampa la paura

ARRESTATO In Umbria un idraulico 21enne è accusato di 17 roghi negli ultimi tre anni

Preso un piromane, ma in Italia divampa la paura

L’accusa è pesante: «Avrebbe appiccato 17 incendi in tre anni nella zona di Gualdo Tadino», riferiscono gli inquirenti. Il primo nel 2006. L’ultimo tre giorni fa, quando dalla sua mano si è sprigionato il fuoco che si è mangiato 8mila metri quadrati di verde - tremila di bosco e 5mila di bassa vegetazione - nell’area di Ponticelli, sotto il cosiddetto «Cristo delle Vette», sempre in Umbria. Il rogo alimentato dal vento ha minacciato anche le case.
Da mesi i carabinieri di Gubbio erano sulle tracce del piromane che colpiva nella zona di Gualdo Tadino (Perugia) e alla fine, dopo lunghe indagini, l’hanno incastrato. Nella rete tesa dagli investigatori dell’Arma e dagli agenti del Corpo forestale ieri è finito un idraulico di 21 anni. Damiano Rossi è stato arrestato per il reato di incendio boschivo ed è stato giudicato con rito per direttissimo.
Sarebbero arrivate a una svolta anche le indagini, condotte dal Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale di Genova, per l’incendio di origine colposa che ha devastato, un paio di giorni fa, una vasta area boschiva a Lavagna, nell’entroterra del Golfo del Tigullio. Ieri è stato iscritto nel registro degli indagati un uomo accusato di aver acceso un barbecue dietro la propria abitazione, lasciandolo poi incustodito. Secondo gli inquirenti, da questa disattenzione sarebbe scaturito l’incendio che ha attaccato la vicina zona boschiva, rischiando di far evacuare un campeggio.
L’indagato per il rogo di Lavagna si aggiunge ai cinque individuati il giorno prima, sempre dalla forestale di Genova, per la serie di incendi divampati negli ultimi giorni nell’hinterland del capoluogo ligure.
Intanto va avanti in tutta Italia la caccia agli altri «killer dell’ambiente». Polizia e carabinieri, insieme agli uomini della forestale, in questi giorni di piena emergenza per il susseguirsi di incendi su scala nazionale, hanno rafforzato i controlli e l’attività investigativa.
Una linea dura che va a braccetto con la conta dei danni che è già cominciata in Toscana, dopo che il fuoco ha distrutto 225 ettari della pineta di Calci, cambiando il volto a un’intera zona dei monti pisani. A causa delle fiamme è stata fatta sgomberare una quarantina di persone, ma poi l’allarme è rientrato, anche se dietro di sé ha lasciato un danno ambientale incalcolabile.
Purtroppo però la piaga degli incendi boschivi non si ferma. E ieri è stata un’altra giornata di emergenza con 92 roghi in tutta Italia. Secondo il Corpo forestale la regione più colpita con 42 incendi è stata la Campania, seguita dalla Calabria con 23 focolai, dopo il Lazio con 12 incendi, la Liguria (6) la Toscana e il Veneto (3), la Basilicata (2) e la Puglia (1). La provincia più colpita è invece quella di Salerno, con 14 roghi, seguita da Cosenza (13), Caserta (12), Catanzaro (10) e Napoli (9).
In Campania sono dovuti intervenire, invece, due aerei per le fiamme sviluppatesi a Barano d’Ischia (Napoli). Le lingue di fuoco, alte una decina di metri, si sono avvicinate pericolosamente ad alcune abitazioni, ma non si registrano danni.
In Liguria, un vasto rogo a Madonna del Monte, località impervia sovrastante l’ autostrada a Savona, si è poi esteso al comune di Valleggia, ma è stato tenuto sotto controllo grazie all’ausilio di un elicottero. Così come è stato circoscritto quello sulle alture di Spotorno. Situazione critica nella zona di La Spezia, con fronti di fuoco a Mattarana e Lerici che hanno tenute impegnate numerose squadre di pompieri. Altri vigili del fuoco hanno lavorato in operazioni di spegnimento nei comuni di Carro e Carrodano, nella zona delle Cinque Terre. Allarme anche in Basilicata: sempre per un incendio chiusa al traffico la strada statale tra Maratea e Sapri.