Pensioni anticipate o meno tasse? Governo al rebus d’autunno

Ecco perché l’anticipo pensionistico convince meno di un taglio alle imposte

Pensioni anticipate o meno tasse? Governo al rebus d’autunno
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Con il ritorno a scuola, l’inizio del campionato e via dicendo, torna anche il periodo in cui il governo prepara la manovra finanziaria. E con la legge di bilancio per l’anno che verrà torna anche il rebus delle pensioni. Rebus perché - dal 2011 in poi, con la riforma Fornero - il centro destra ha costantemente spinto per allentare i vincoli che portano a incassare l’assegno pensionistico sempre più in là con gli anni. In altri termini, a una larga fetta dell’elettorato italiano viene regolarmente prospettato un anticipo pensionistico. Anche quest’anno sta avvenendo così. Con due questioni. La prima è congelare l’aumento dell’aspettativa di vita, che porterebbe l’età della pensione da 67 a 67 e tre mesi. La seconda è quella di utlizzare il Tfr - che per chi ha lavorato in aziende con oltre i 50 dipendenti è depositato presso l’Inps - per andare in pensione 3 anni prima del previsto: a 64 anni invece che 67.

La possibile opzione, però, riguarda chi ha almeno 25 anni di contribuzione e non arriva a una pensione pari ad almeno tre volte quella minima (significa almeno 1.616 euro al mese). Inoltre l’opzione “Tfr-64” verrebbe così estesa anche a chi lavora da prima del 1996 e a chi non ha forme di previdenza integrativa, (laddove per queste categorie esisteva già la possibilità di uscire a 64 anni). A monte c’è una considerazione da fare: utilizzare il Tfr per anticipare la pensione equivale a pagarne il costo con il proprio stipendio, dal momento che il tfr altro non è che una parte della retribuzione che il datore di lavoro accantona negli anni. Ognuno può farne l’uso che vuole, ma deve essere chiaro il concetto.

Dopodiché il punto che ci interessa - sia riguardo ai tre mesi di aspettativa da congelare, sia riguardo al Tfr - è proprio quello che ispira questi provveddimenti: ci chiediamo se sia opportuno insistere sugli anticipi pensionistici, che hanno comunque e sempre costi per la collettività (il solo congelamento dell’età vale 20 miliardi in più di debito pubblico di qui al 2045). E’ veramente questo quello che vogliamo, che più desiderano gli italiani?

Noi pensiamo che la prudenza finanziaria imposta fin qui dal ministro dell’Economia Giorgetti sia il motivo principale della ritrovata sintonia sui mercati internazionali. Quella stessa sintonia che invece ha perso una nazione come la Francia, alle prese con conti pubblici sempre più disastrosi e per niente disposta a effettuare tagli di spesa. Ma allo stesso tempo pensiamo anche che il virtuosismo dei nostri conti pubblici (che al netto della spesa per interessi presentano un avanzo primario) possa essere meglio sfruttato dal lato dei redditi, attraverso un nuovo taglio delle aliquote fiscali che permettano maggiore spesa a chi lavora e guadagna notoriamente pochino. Certo, l’idea di andare in pensione a 67 e più anni non rende felice nessuno.

Ma se si pensa che un uomo nato 67 anni fa, nel 1958, aveva un’aspettativa di vita di 65-66 anni, contro i 77 di chi è nato nel 2000 e i circa 83 di chi è nato nel 2019, l’idea di stare al lavoro fino ai termini previsti può apparire addirittura come una fortuna. Legata al successo della scienza e destinata a durare sempre più a lungo.

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