Processo Ruby, Berlusconi condannato a sette anni di reclusione

Imputato per il Rubygate, Berlusconi è stato condannato a sette anni per i reati di concussione e prostituzione minorile e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La persecuzione continua, senza prove

Processo Ruby, Berlusconi condannato a sette anni di reclusione

Silvio Berlusconi faceva bene a essere pessimista. Sull'ex presidente del Consiglio si è abbattuta pochi istanti fa una condanna che accoglie per intero le ricostruzioni del caso Ruby fatte dalla Procura di Milano e rincara la pena richiesta. Il tribunale presieduto dal giudice Giulia Turri ha dichiarato colpevole l'imputato di entrambi i capi d'accusa e lo ha condannato a sette anni di carcere e alla interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per i giudici è stato dimostrato che Berlusconi ebbe rapporti intimi a pagamento con Kharima el Mahroug sapendo che era minorenne, tra il febbraio e il maggio del 2010; ed è stato dimostrato che la notte del 27 maggio di quell'anno intervenne illegalmente sul capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, per ottenere che Ruby venisse rilasciata, in violazione delle disposizioni della Procura. Per questa accusa, la sentenza del tribunale va aldilà delle richieste della Procura, perché Silvio Berlusconi viene condannato non per induzione, come aveva chiesto Ilda Boccassini, ma per concussione. Da questo deriva il passaggio della pena dai sei anni chiesti dai pm ai sette inflitti dal tribunale.

È un esito che conferma la previsioni più cupe del Cavaliere e dei suoi difensori Niccolò Ghedini e Piero Longo, che nelle loro arringhe non avevano nascosto la convinzione di trovarsi di fronte a un tribunale non equanime, e deciso fin dall'inizio a condannare Berlusconi. In realtà, sotto sotto, i legali speravano che almeno su uno dei reati contestati a Berlusconi le loro argomentazioni facessero breccia nell'opinione dei giudici. In particolare per i rapporti intimi con Ruby, Ghedini e Longo si auguravano che la testimonianza della ragazza - resa nel processo parallelo a Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, e acquisito nel processo principale - che aveva escluso di avere avuto contatti hard con Berlusconi aprisse la strada almeno ad una assoluzione per insufficienza di prove.

Invece, niente da fare per il Cavaliere. I giudici hanno ritenuto evidentemente che le feste di Arcore non fossero le "cene eleganti" descritte da numerosi testimoni (diversi dei quali economicamente sostenuti da Berlusconi) ma le "orge bacchiche" raccontate da un altri gruppo di ospiti. È da questa scelta interpretativa che verosimilmente discende tutto il resto della sentenza. Ma rilevante è anche la decisione del tribunale di non credere alle testimonianze dei funzionari di polizia che in aula hanno negato di avere subito pressioni per rilasciare la giovane marocchina la notte del 27 maggio 2010. Per i funzionari di polizia, e per tutti i testimoni che hanno negato che ad Arcore avvenissero festini hard, scatta la trasmissione degli atti alla Procura perché proceda per falsa testimonianza. Stesso destino per i funzionari dei servizi segreti e i collaboratori del Cavaliere interrogati in aula.

Ilda Boccassini non era in aula ad assistere al suo trionfo nello scontro finale con il Cavaliere. La partita non è chiusa, il tribunale si è preso novanta giorni per depositare le motivazioni, poi vi sarà sicuramente il ricorso in appello, e passeranno anni prima che si esprima anche la Cassazione. Ma intanto, per Berlusconi è una stangata indimenticabile.