Il provveditore al collega: «Questo governo non c’entra»

Quel pasticciaccio brutto del G8 e dei mondiali di nuoto, anticipato a mezzo stampa, teneva banco a metà del 2009 nelle chiacchiere tra gli «addetti ai lavori». Ieri abbiamo raccontato lo scambio di battute intercettato dagli inquirenti tra Fabio De Santis (nella foto, il primo a sinistra con l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli), poi arrestato, e il collega provveditore alle opere pubbliche per Trentino e Veneto, Patrizio Cuccioletta, relativamente agli «strani» appalti della Maddalena e ai «benefit» di cui avrebbe goduto Angelo Balducci. E gli stessi interlocutori parlano ancora, a proposito dei mondiali di nuoto, dell’ex «capo» della Ferratella, accennando a come avrebbero reagito le istituzioni una volta svelati i suoi interessi. E «scaricando» dalla responsabilità il governo in carica.
Cuccioletta: «Io stavo a parlarne pure con chi tu puoi immaginare... che sta a viale delle Milizie, e mi ha detto... Patri’ lui lo sa... è stato convocato, o risolve o se ne va». De Santis: «D’altronde voglio dire... daie! Daie! E daie!... la gente si stufa». C: «No no, ma poi sai... per adesso questo Governo non c’entra niente perché tutte queste cose sono partite prima... e lui seguita a girare il mondo intero cercando... ma determinate porte gliele hanno pure chiuse... per paura al Vaticano (...) ma poi già... diciamo che loro non c'hanno niente... non vedono niente... non ti ascoltano, non te s’inculano... purtroppo, se lui non risolve... tu hai letto... il coinvolgimento del Ministro... no?... Matteoli». D: «Certo, certo». C: «Lui lo ha premiato nominandolo... e quello mo ti dice... “bello mio... o risolvi... spieghi tutto”... per cui».
Quindi Cuccioletta «annuncia» al collega l’arrivo dei «guai giudiziari», e spiega la tempistica. C: «Lo sai che la Magistratura sta ferma in attesa che finisce il G8 con... con tutto quello che si porta dietro i campionati del nuoto». D: «Quindi fine luglio». C: «Fine luglio... dopodiché loro riaprono tutti i fascicoli... Marco in particolare... il Comune ha detto che lui non fa sanatoria... per cui... l'altro giorno stavamo in un arbitrato che lui presiede... è venuto quello dell’Aniene, poi è venuto l'avvocato di Angelo che diceva “ma noi che c'entriamo, ma quella è una cosa che ha fatto” chi sta pure a rischio è pure Vincenzino eh? Lui è presidente del circolo (...) ma sai... ma adesso... prima facevano tutti i mattatori... adesso c’è un torsolo che gira per aria... a Fabie’ e...». D: «... da qualcuno deve andare».
E intanto, arriva dalla Sardegna il primo intreccio tra gli appalti del G8 alla Maddalena, finiti al centro dell’inchiesta fiorentin-perugina, e i lavori per la ricostruzione post-sisma in Abruzzo. Il legame è in un’impresa cagliaritana che ha lavorato - per milioni di euro - sia sull’isola che tra le macerie. Si tratta della «Ingegner Raffaello Pellegrini srl», già «sfiorata» dalle indagini in corso perché il funzionario della Ferratella Mauro Della Giovampaola, il cognato di Bertolaso Francesco Piermarini e il giovane ingegnere, direttore dei lavori agli Uffizi, Riccardo Micciché, utilizzavano tutti sim intestate alla società. Niente di misterioso, secondo il direttore della «Pellegrini», Maurizio De Pascale, presidente dell’associazione costruttori sarda, che tagliò corto: quei telefoni erano tra i «benefit» previsti dal capitolato d’appalto.
La Pellegrini, annotano i carabinieri del Ros nell’informativa, era «impegnata alla Maddalena in lavori di subappalto per conto della Consortile Maddalena riferibile a Diego Anemone».
Proprio per la formula di assegnazione subordinata all’appalto di Anemone, De Pascale si sarebbe lamentato. Salvo cambiar rotta per tornare nelle grazie del giovane imprenditore romano (scarcerato due giorni fa) via sms: «Fissami un incontro urgente. Non voglio rovinare un'amicizia solo per un'incomprensione».
Il subappalto della Maddalena non era da disprezzare, comunque, visto che la Pellegrini ha portato a casa dai cantieri dell’isola del G8 mancato lavori per ben 23 milioni di euro: 12,3 milioni per i lavori di ristrutturazione alla «Marina», 10,7 milioni per metter su il palazzo delle conferenze nell’ex Arsenale.
E, a differenza di Anemone, proprio l’impresa Pellegrini rimbalza dalla Sardegna all’Abruzzo. De Pascale arriva, costruisce 312 appartamenti e porta a casa 26 milioni di euro. E, quando scoppia lo scandalo G8, spiega che l’Abruzzo non c’entra. Niente affidamento diretto per il dopo-sisma: «C’era un bando, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, per il progetto Case, abbiamo partecipato e abbiamo vinto».

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