«Puntiamo sulle tv private per fare la rete del Nord»

VIGILANZA «Speriamo continui il trasferimento di Raidue, è inaccettabile privare i lombardi di contenuti e posti di lavoro»

Continua la migrazione di programmi da Milano verso Roma. Dopo i previsti tagli di 76 Talent e Italian Academy 2, si parla a partire dal prossimo gennaio di uno spostamento nella capitale dell’Italia sul due. Allarme dei sindacati della Rai anche per il ridimensionamento dell’Era glaciale, prodotto a Milano. Interviene Davide Caparini, il leghista segretario di presidenza in commissione Vigilanza Rai: «Finché si decide tutto al centro e a Roma, non cambierà niente. La direttrice di Buongiorno Regione, Angela Buttiglione, per fare un esempio, ha applicato una visione vecchia per cui il prodotto di Milano deve essere uguale a quello di Palermo. Non ha senso. Vedremo il futuro».
È un invito alla vigilanza?
«È importante che gli operatori di settore mantengano alta l’attenzione sulle produzioni Rai nella sede di Milano, anche se allo stato attuale tutto procede per il meglio. Mi preoccupo dell’allarme dei sindacati, ma non voglio fare un processo alle intenzioni del nuovo direttore».
Vuol dire che è ottimista sulle sorti di Raidue a Milano?
«Il mantenimento dei livelli di occupazione e produzione su Milano è un obiettivo minimo. Ci auspichiamo che si continui sulla strada del trasferimento di Raidue, che è stato deciso con una delibera del cda dell’azienda, ribadito da un voto della Vigilanza Rai, e come tale deve proseguire. La svolta tecnologica che si chiama digitale terrestre è poi un’occasione più unica che rara per sfruttare l’enorme patrimonio di emittenza locale».
Immagina una sinergia tra la Rai e le tv private?
«Dobbiamo impedire che la Rai faccia concorrenza alle emittenti locali. Un’emittente locale lombarda in termini di qualità, proposta e creatività è un’emittente nazionale belga o olandese. Proporremo di coniugare la Rai con le emittenti private, che già oggi la Rai usa come service. Proponiamo di appaltare la realizzazione di programmi all’emittente locale. I contenuti sarebbero decisi dai capiredattori e dai capiservizio della Rai».
Può fare qualche esempio?
«Buongiorno Regione, che viene fatto con personale in più, dovrebbe essere una finestra delle emittenti locali sul palinsesto delle reti Rai. Se funzionerà, non capiamo perché il servizio pubblico debba sprecare il denaro pubblico per utilizzare ciò che già esiste. Un intervento del genere riequilibra il mercato. Altrimenti si crea una distorsione per cui la Rai sembra concorrente delle emittenti locali, che fa informazioni da decenni».
Un progetto del genere non rischia di penalizzare i giornalisti della Rai?
«Cominciamo a non assumerne altri, così potrebbe essere ridotto il buco di duecento milioni di euro per i prossimi tre anni annunciato dal direttore generale. La Rai ha la testata giornalistica regionale più numerosa e onerosa del mondo».
Quali conseguenze si possono prevedere per il mercato del lavoro lombardo?
«Il nostro obiettivo non è creare un ulteriore centro di costo per assumere amici, ma liberare l’attività da rapporti che privilegiano Roma e tutto ciò che ruota intorno a Roma. Chiediamo di dare la possibilità a programmisti e registi lombardi di avere occasioni di lavoro, che si creano liberando le risorse e le possibilità del mercato».
Alla fine sarà il mercato a prevalere e portare la Rai a Milano?
«L’approccio del centro di produzione Milano ha coinvolto il mondo produttivo milanese e non lo ha escluso. Mi auguro che prevalga il buon senso. Privare i lombardi di avere propri contenuti nelle reti Rai mi sembra un abominio. Se gli si chiede di perdere anche posti di lavoro, sarebbe al di fuori di ogni logica, intollerabile e inaccettabile».
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