Pure Saviano sbaglia ma i suoi strafalcioni sono veri capolavori

Lo svarione dello scrittore su Twitter diventa "genuino". Ma una deputata Pdl venne ridicolizzata per due refusi

Pure Saviano sbaglia  ma i suoi strafalcioni  sono veri capolavori

Se lo stesso errore di grammatica lo avrebbe fatto un giornalista, il direttore lo licenziava dopo averlo sgridato forte. Se invece lo avrebbe fatto uno studente in un tema, la professoressa ci dava cinque dopo averlo sgridato forte. Invece l’errore l’ha fatto lo scrittore Roberto Saviano, e la sua immagine, secondo illustri commentatori quali Beppe Severgnini del Corriere della Sera, ne è uscita fortemente migliorata.

I fatti. Saviano, adepto del social network Twitter, posta un cinguettio in un italiano lievemente discutibile: «Khadz Kamalov, un giornalista coraggioso, è stato ucciso. 70 giornalisti uccisi in Russia. Qual’è il peso specifico della libertà di parola»? Alla domanda non sappiamo rispondere, essendo ignoranti sui massimi sistemi, in compenso il peso specifico di quell’accento tra «Qual» ed «è» è sufficiente (o sufficente?) per essere bocciati alla maturità. Tutto qui. Niente di speciale. Chi non fà errori di ortografia per distrazione, per sonnolenza, perché i tasti del pc sono vicini, troppo vicini, scagli il primo iPad. Bastava farci sopra una risata, senza troppi patè d’animo. Invece Saviano, icona del bello scrivere secondo molti ma non tutti (Antonio Socci ha documentato lo stile trasandato della prosa savianesca), ha voluto rincarare la dose. Non ha detto come un grandissimo uomo del XX secolo: «Se sbaglierò, mi corigerete». Di essere correggiuto dai suoi followers, o fedeli, o fan, l’autore di Gomorra non ne ha voluto sapere. E ha replicato con dubbia modestia, di certo un po’ scherzando ma comunque paragonandosi a un Premio Nobel e a un geniale autsaider delle patrie lettere: «Ho deciso continuerò a scrivere qual’è con l’apostrofo come #Pirandello e #Landolfi. r.». Giusto. Le convenzioni borghesi come la grammatica non vanno smontate dall’interno ma attaccate frontalmente. Se poi, oltre a Pirandello e Landolfi, c’è l’avallo (o avvallo, non mi ricordo mai) di un pezzo grosso come Severgnini, davvero non c’è problema. «L’ha corretto, ma non deve vergognarsi - scrive Severgnini - Tutti sbagliamo, e su Twitter non esistono correttori automatici. Non solo: quell’apostrofo è la prova che Saviano, i tweet, se li scrive da solo». Che autenticità meravigliosa, in quello sfondone. Anche Gianni Riotta ha tentato una difesa d’ufficio sul web, tomi di grammatica alla mano, ma era una evidente gentilezza verso un amico.

Ora urge riunione di redazione in via Solferino per decidere la linea. Pochi giorni fa, un’altro autorevole editorialista del Corriere, Gian Antonio Stella, aveva redarguito l’onorevole Michaela Biancofiore, chiedendosi chi l’avesse promossa alle elementari, visto che la deputata Pdl inciampa su accenti e apostrofi(«senza sentire n’è i dirigenti del Pdl n’è verificare la sensibilità degli elettori...»). Ecco la risposta: l’onorevole Biancofiore è stata promossa dallo stesso maestro che ha promosso lo scrittore Saviano.

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