«Ma quale gentiluomo, Rommel era un hitleriano convinto»

Da «volpe del deserto» a belva sanguinaria. Gli ammiratori di Erwin Rommel (1891-1944), non hanno accolto di buon grado la prossima fiction televisiva della tedesca Ard. Ma quale galantuomo del campo di battaglia! Ma quale cavaliere di una guerra condotta senza odio! L’immagine che il programma fornirà del generale Erwin Johannes Eugen Rommel è molto meno lusinghiera. Ed è, soprattutto, il ritratto di un uomo più vicino al nazismo di quanto si sia detto e scritto da oltre mezzo secolo a oggi, pronto a tutto per soddisfare la propria sete di potere.
Dopo la Seconda guerra mondiale Rommel fu tra i pochi membri dello Stato Maggiore dell’esercito tedesco a non essere condannato dalla storia. E ora proprio la tv pubblica tedesca attua una sorta di «revisione» che fa molto discutere. La polemica ha origine da una lettera spedita dal figlio 82enne di Rommel, Manfred, al direttore generale dell’emittente, Peter Boudgoust. Arrampicatore sociale e ottuso seguace di Hitler? «Tutto ciò - afferma Manfred Rommel - è completamente falso. Sono pure menzogne. Sì è vero, all’inizio apprezzò Hitler, per le sue simpatie nei riguardi dell’esercito, ma il rispetto finì bruscamente con l’ordine “Vittoria o morte”, impartito da Hitler prima della battaglia di El Alamein, quando Rommel decise di propria iniziativa la ritirata e salvò molte vite umane».
In un’intervista a Der Spiegel, il direttore di rete Niki Stein ha spiegato: «La fiction tenta di ritrarlo come la personificazione di una generazione vissuta durante la guerra che capì solo gradualmente e troppo tardi che la persona che avevano servito con tanta passione era un criminale».

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