Quando il molleggiato cantò il Trallalero

Quando il molleggiato cantò il Trallalero

Antonio Bovetti

Anche a Adriano Celentano piace il Trallalero, al punto che la sua canzone «Il problema più importante per noi» è stata cantata con arrangiamenti e musiche del canto ligure, nella seconda puntata di «125 milioni di caz…te» trasmessa in prima serata da Rai Uno nel maggio 2001. Le riprese sono state effettuate all’interno delle mura d’una vecchia cartiera di 3000 metri quadrati trasformata in un teatro, nei pressi di Brugherio vicino a Milano.
Come siete riusciti ad arrivare alla corte del Molleggiato? Chiediamo a Giuseppe Laruccia, maestro del coro «La Riunda» ed insegnante al conservatorio Nicolò Paganini di Genova.
«Una agenzia di Genova ha organizzato l’incontro, noi chiaramente eravamo un po’ timorosi, Celentano non ci conosceva e non conosceva il nostro modo di cantare».
La sua prima impressione dopo avervi ascoltato?
«È rimasto sorpreso e si è subito incuriosito del modo in cui ci disponiamo per cantare in cerchio, si è infilato in mezzo e ha voluto ascoltare altri pezzi; poi con quel suo modo di fare stravagante, ci ha un po’ guardato e, senza nemmeno dire una parola, se ne è andato. Noi eravamo un po’ preoccupati - racconta Laruccia - ma dopo un attimo lo rivediamo tornare a braccetto della moglie, cui diceva, con fare interessato “Devi ascoltarli, sono originali e poi sono di Genova, sono forti“».
Così avete fatto breccia nella coppia più bella del mondo?
«Certo! Le parole dell’artista e i sorrisi della moglie ci hanno rincuorato e ci siamo rimessi a cantare. Claudia Mori ha subito stretto amicizia con mia moglie, Laura Parodi, l’unica donna del coro; Celentano mi ha chiesto di accordarci - diciamo musicalmente - cioè pianificare tempi e legare il nostro Trallalero a nove voci con tonalità diverse, alle sue musiche. Io e Armando Celso, che è un validissimo chitarrista, abbiamo proposto di adattare un nostro canto “La Pastora“ e sono incominciate le prove».
Com’è Celentano visto da vicino?
«È una persona fantasiosa, nel suo genere, chiaramente ogni tanto sembra un po’ assente; non segue molto il copione. Nelle prove si distraeva e non guardava il gobbo e perdeva il filo, allora si metteva a ridere e trovava subito l’arrangiamento, lì si vede il vero artista; in queste pause, forse volute per non essere formale, si inventava qualche cosa di originale da dire. Pensate che ha voluto togliere molte delle parole della canzone, per lasciare spazio al coro Trallalero. A me piace sia come cantante sia come persona, ma vorrei dire che in tutta questa sregolatezza, come si dice in gergo, ha la situazione sempre sotto controllo. Con la mia professione ho avuto rapporti di lavoro con grandi musicisti e personalità del canto, ricordo Pavarotti e molti altri, ma vi posso dire che il grande artista è una persone semplice, anche nei rapporti di lavoro. Dopo due ore di lavoro con Adriano si è instaurato un clima di amicizia e anche i canterini del nostro gruppo, sono persone che non avevano mai avuto contatti con personaggi famosi dello spettacolo, erano entusiasti di questo ambiente cameratesco che il cantante era riuscito a creare».

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