Quei capolavori di carta creati dal design di tutto il mondo

Sono stati affidati a un interessante e raffinato catalogo di Electa curato da Alba Cappellieri e Bianca Cappelli i segreti della più completa rassegna dedicata al design di carta comprendente 60 oggetti contemporanei provenienti da tutto il mondo. Con il titolo «Design di carta» la Triennale di via Alemagna 6 presenta un’originale estravagante, quanto innovativa rassegna che per certi versi il pubblico si potrebbe aspettare solo dall’Oriente e più precisamente da quella tecnica ormai diffusa sotto il nome di «origami», anche se nulla o quasi ciò che viene presentato in mostra porta questa specifica matrice. Piegata, ricamata, intrecciata, cucita, spugnata e plissettata, la carta assume decori e forme insospettabili: rarefatti come gli origami di Nobuko Murakani, eleganti come i blissé di Janna Sywanoja e di Daniele Papuli o le gorgere dell’olandese Nel Linnsen, fiorite come le geometrie di Alessandra di Giacinto, o materiche come le texture di Ritsukogura.
Il gioiello di carta impone una riflessione sulla preziosità, non più affidata, come nel gioiello tradizionale ai metalli e alle gemme, bensì al progetto che rappresenta il filo conduttore della mostra. La vulnerabilità della carta si presta a riflessioni progettuali solitamente distanti dal mondo del gioiello come la sostenibilità, l’ecologia e la valorizzazione territoriale. Libero dal valore di scambio codificato dal mercato, il gioiello di carta (alcuni indossabili, altri da collezioni), esplora linguaggi e temi trasversali e molte discipline, l’ornamento, il colore, la forma, la superficie e le texture. Proprio con queste finalità sono stati inclusi i lavori di sei designer che appositamente hanno fatto per questa mostra sei progetti che solitamente si confrontano con l’arredo e la luce e sono nello specifico Matteo Bazzicalupo, Raffaella Mangiarotti, Marco Ferreri, Miriam Mirri, Marco Romanelli con Marta Laudani e Paolo Ulian.
Il primo italiano a cimentarsi con questa sezione di design in miniatura fu proprio Bruno Munari che in maniera ludica sperimentò tra le tante sue creazioni anche il gioiello. Anche in questo caso il gioiello è espresso in tutte le sue forme e si adatta benissimo al corpo umano abbellendolo e creando un certo carattere a chi lo indossa. Naturalmente per la fragilità del materiale, la carta, indossarlo rimane un fenomeno precario. La storia del bijoux è antica quanto il mondo e i musei ne sono pieni, con molta probabilità, visto il segno dei tempi, anche queste «effimere» creazioni entreranno nel mondo della storia dell’arte. Tra le opere in mostra di particolare rilievo citiamo quelle di Luis Acosta, Riccardo Dalisi, Noemi Gera, Mari Ishikawa, Fiona Write, Peter Skubic e Marjorie Schick.