Quell’arte «in-percettibile» nelle installazioni di Arienti

C’è una guida speciale al Palazzo Ducale di Mantova: è l’artista Stefano Arienti (Asolo, 1961), tra i migliori della sua generazione con studio a Milano. La sua «Arte in-percettibile», questo il titolo della personale voluta dalla Sovrintendenza di Mantova e curata da Filippo Trevisani (fino al 6 gennaio), accompagna in questi giorni il pubblico arrivato nella città dei Gonzaga per la tredicesima edizione del Festivaletteratura. Quindici installazioni, parte provenienti da collezioni private e dal Maxxi di Roma, parte inedite e progettate proprio per Palazzo Ducale, sono disseminate in sale, saloni, corridoi, cortili e anfratti del suggestivo edificio. Tra le più intense c’è «Nomi al taglio» nella quale Arienti ha posizionato su un tavolo dei libri tagliati: sono le biografie di illustri scrittori che hanno avuto una tragica fine. L’omaggio alla letteratura e alla cultura libresca - in felice coincidenza con il festival letterario più seguito in Italia - si concretizza anche nella scelta dei materiali, con una particolare predilezione per la carta. E poi corde, ciotole (con cui comporre originali ed enormi sculture) ma anche semplici cartoline dipinte. Il risultato è un suggestivo viaggio tra passato e presente dove l’arte di Arienti (da sempre catalogatore, da sempre attento ai segni quotidiani, dai cuscini ai cartelli stradali, da sempre manipolatore di materiali semplici) ha la possibilità di esprimersi al meglio. Il visitatore - e il merito è di chi gestisce lo spazio espositivo del Palazzo Ducale - ha il privilegio di entrare nel palazzo che fu dei Gonzaga e di dialogare ora con il passato rinascimentale ora con l’arte contemporanea di Arienti, non senza sorprese. La monumentale scultura costituita da ciottoli morenici allestita nel cortile delle Otto Facce, ad esempio, sembra fatta per incantare il visitatore che si trova a camminare in uno spazio sapientemente «contaminato» dall’artista.
Esperimento fugace? Niente affatto, giacché l’obiettivo del bravo Ferdinando Scianna penserà ad immortalare il tutto: le foto documenteranno l’impatto delle installazioni di Arienti sul sontuoso ambiente del palazzo mantovano e al termine della mostra gli scatti andranno a confluire in un volume edito da Electa.