Quella collina tra le rose dove scorrevano le acque dell’impetuoso Rivotorbido

Quella collina tra le rose dove scorrevano le acque dell’impetuoso Rivotorbido

Carla Valentino

Una vasta distesa, contemplata probabilmente dal belvedere della Villetta di Negro e pullulante di minuscole figure umane che passeggiano, lavorano o giocano, in una giornata luminosa di quasi duecento anni fa. La «Spianata dell’Acquasola», quadro a olio di cm 92 x 130 dipinto intorno al 1820 dall’artista genovese Luigi Garibbo (1782 -1869) e di proprietà della Camera di Commercio di Genova, ci riporta indietro nel tempo, alla scoperta di uno spaccato di vita quotidiana all'ombra della Lanterna, in un paesaggio suggestivo e diverso da quello attuale. Proprio adesso che l’inizio degli scavi per la metropolitana segna una nuova tappa del progresso nella storia del luogo, possiamo riassaporare l’atmosfera di un passato che il pittore ci trasmette con dovizia di particolari. Spiccano imponenti il baluardo e le mura. La facciata dell’edificio quasi al centro del quadro sfoggia lo stemma di Genova. Non è ancora stata demolita la Porta dell’Acquasola, sulla destra in basso, con l’arco sormontato dalla statua di Santa Caterina, opera di Guglielmo della Porta (statua che si conserva tuttora nello scalone del Palazzo dell’Accademia). Dalla fitta vegetazione sullo sfondo spuntano un piccolo campanile - forse quello della chiesa di Santa Marta - e la Palazzina Serra, già belvedere del convento delle monache benedettine e poi ristrutturata come «coffee house» del giardino che allora arrivava fino a San Vincenzo.
Sulla spianata si distinguono alcuni mezzi di trasporto tipici dell’epoca: la carrozza a cavalli, la portantina sollevata dai domestici in livrea, due muli carichi. Viandanti camminano con bastone e fagotto in spalla, diverse donne dai capelli raccolti a chignon indossano il costume ligure e il fisciù incrociato sul petto, distinti signori portano il cappello a cilindro. E poi si vedono preti, monaci, soldati, bambini, cani. Nel fossato ai piedi delle mura c’è l’area adibita al gioco del pallone.
Sull’origine del nome Acquasola (Accasêua in genovese) si sono fatte varie ipotesi. Forse il termine significa «luogo o suolo d’acqua», perché qui, all’incirca dove oggi si trova piazza Corvetto, scorrevano appunto le acque del Rivotorbido, prima di andare a sfociare in mare. Oppure Accasêua deriva dalla dea Laccasolis dell’antica mitologia ligure, a cui era dedicato il roseto nel boschetto sacro che dalla strada di Luccoli saliva verso le alture.