«Questa Europa è ostaggio dei socialisti»

Qualche sera fa, durante una cena a cui hanno partecipato alcuni uomini di punta del Partito popolare europeo a Bruxelles, il rappresentante del Pdl Mario Mauro è sbottato. Mauro, che fu il candidato italiano alla presidenza dell’Europarlamento e che ora è capo della delegazione italiana a Strasburgo, si è alzato ed ha detto apertamente al presidente della Commissione europea Barroso: «Scusa Josè Manuel, sai quanto ti sono amico. Ma ho l’impressione netta che, in questo momento, tu sia sotto ricatto dei gruppi di centrosinistra e le tue dichiarazioni di questi giorni sulle polemiche fra Silvio Berlusconi e l’Unione non mi sono affatto piaciute».
Mauro, lei è noto come un mediatore indefesso, un pezzo di pane, un uomo mite, moderato e ragionevole e proprio per questo universalmente apprezzato nell’emiciclo di Strasburgo. Si rende conto che dire a Barroso che è «sotto ricatto» non è la cosa più leggera del mondo? Vuole approfittare di quest’intervista per smentire?
«Assolutamente no. Confermo tutto. Barroso è sotto ricatto, ovviamente dal punto di vista politico».
Accusa pesante. Fuori le prove.
«È un problema di uomini in Parlamento. Il presidente deve avere la fiducia di chi gli può dare la fiducia in aula».
Appunto, voi Popolari. Che avete vinto le Europee un po’ in tutta Europa.
«Certo, ma non abbastanza per votarci da soli un presidente di Commissione europea. Ed è proprio a questo punto che entra in scena il ricatto di Schulz».
Schulz chi? Quello del «kapò» di Berlusconi?
«Proprio lui, il presidente del gruppo socialista all’Europarlamento, Martin Schulz. Che, ripetutamente, chiede all’Europa prese di posizioni nette contro Berlusconi».
E tutto questo che c’entra con Barroso?
«C’entra, c’entra. Perchè il giorno del voto per la Commissione, a gennaio, lo stesso Schulz farà un discorso di fuoco, dove ne dirà di cotte e di crude contro l’Italia e il suo premier. Poi, però, spiegherà che il suo gruppo si astiene sulla Commissione e non vota contro».
Vuol dirmi che a Strasburgo funziona come nel governo Prodi, quando alcune piccole minoranze facevano discorsi di fuoco, salvo poi subordinare il proprio «sì» a qualche concessione che poi veniva regolarmente accordata?
«È esattamente così. Ma le dirò di più. Che alcuni degli uomini di Schulz, invece, non si asterranno, ma voteranno contro Barroso, tenendo così il più basso possibile il consenso con cui verrà eletto il presidente della Commissione, che quindi sarà depotenziato».
Ingegnoso. Ma ne sa una più del diavolo questo Schulz!
«Perchè ragiona anche in chiave interna. Ad esempio, la posizione del suo partito, la Spd tedesca, sarà legata anche al risultato elettorale in Germania e alla politica delle alleanze».
Di fronte a un disegno di questo tipo, i Popolari non reagiscono?
«Io ho reagito. Penso che Barroso si sarebbe potuto evitare certe dichiarazioni e non credo che la politica europea sia una sfida fra commissioni e governo».
Anche voi, però, ce ne mettete. Non avreste potuto evitare la polemica sui portavoce dell’Unione e sul blocco del funzionamento delle istituzioni comunitarie?
«Si tratta di una polemica sollevata e animata unicamente dalla stampa italiana».
«Colpa dei giornali», questo è un classico delle vostre dichiarazioni. Concentriamoci piuttosto su Barroso.
«Il presidente deve decidere se accetta di essere comandato da Martin Schulz, oppure se è consapevole che il governo italiano fa sforzi incredibili per risolvere un problema estremamente serio, difficile e delicato come quello dell’immigrazione clandestina».
Quindi?
«Quindi non può trasformare la vittoria del Ppe in un costante ricatto dei socialisti».
Quindi avete timori, siete preoccupati?
«Quindi credo che sia Barroso a doversi preoccupare».