«Questa volta la Cgil non ci fermerà»

È un percorso moderno seguito già in altri Paesi

«Questa volta la Cgil non ci fermerà»

Michele Tiraboschi, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Modena e consulente del ministro Maurizio Sacconi, su cosa si fonda il diritto alla formazione nello Statuto dei lavori?
«È un percorso moderno e lineare. In Italia ne abbiamo discusso negli ultimi dieci anni in maniera violenta parlando in maniera ideologica di precariato e dando luogo a nuove manifestazioni terroristiche. Altrove, invece, si è passati dalle leggi sulla carta che non reggono alla prova dei fatti ai sistemi che si reggono sui fabbisogni formativi di domani».
Qual è il punto fondante di questo nuovo sistema di diritti?
«La vera forza di un lavoratore sul mercato sono le skill, cioè quelle conoscenze che gli consentono di essere competitivo. Si tratta di uno scambio reciproco tra maggiore produttività e aumento di ricchezza che si aggiunge ai diritti fondamentali».
Il ministro come si muoverà?
«Sacconi punta su un sistema di regole a partire dalla riforma delle relazioni industriali».
La Cgil è un problema?
«Non vedo problemi perché, ultimamente, non si è manifestata quella fortissima opposizione ideologica che ha caratterizzato il varo della legge Biagi. Né sul testo unico della sicurezza sul lavoro né sui provvedimenti di semplificazione. Oggi chi rema contro rimane in un angolo e non è in grado di mobilitare grandi masse. Dopo la crisi non si può restare fermi in uno stallo senza fine. La grande spinta riformatrice è quella di Cisl e Uil».
Le discussioni con le parti sociali saranno un lungo rituale?
«Sacconi ricorda l’esperienza passata e riconosce l’importanza del confronto. Questa è un’idea di Marco Biagi del ’96 costruita per il centrosinistra e trova seguito in esponenti dell’opposizione, come il senatore Pietro Ichino. Certo, non basta il consenso politico e il ministro ha appena aperto un tavolo sulla partecipazione dando un tempo di due mesi. Nel 2004 avevo comunque definito una bozza di ddl delega».
Tecnicamente come funziona?
«Si riconoscono i tre diritti fondamentali a qualunque persona. Le tutele dell’articolo 18 si agganciano a vari parametri definiti nei contratti collettivi o nelle sedi di certificazione dei contratti».
Sacconi si è riferito all’apprendistato.
«L’apprendistato va inteso sia come transizione scuola-lavoro sia come avvicinamento al dottorato nel terziario. Si dovrà potenziare il dialogo tra lavoro, scuola e università in accordo con il ministro Mariastella Gelmini».

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