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Onu ostaggio di Albanese. Condannati al discredito

La partecipazione a un evento con un leader di Hamas è l'ultima (per ora) puntata di una serie di interventi sconsiderati. Quando lascerà, sarà sempre troppo tardi. Ma l'Onu è quella che omaggia l'Iran

Onu ostaggio di Albanese. Condannati al discredito
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Se l'Onu salva Albanese (nella foto) perde se stessa: compromette quel po' di credibilità che le è rimasta. Questo il punto di caduta dell'estenuante vicenda dell'italiana relatrice sui Territori palestinesi.

Non è dato sapere se (e quando) dovrà abbandonare l'incarico - cosa che hanno chiesto diversi governi europei, di vario orientamento. Non si sa se dovrà farlo oggi o tra un mese, se riuscirà a resistere fino alle elezioni politiche in Italia o se addirittura sarà capace di restare in sella fino alla fine del suo mandato nel 2028. Quel che è certo è che, dopo anni di parole e posizioni sconsiderate, polemiche e scontri che hanno minato quel che resta del prestigio internazionale delle Nazioni unite, quando lascerà sarà sempre troppo tardi.

La partecipazione dell'italiana al forum di Al Jazeera, con un leader di Hamas (Khaled Meshaal) e il ministro degli Esteri dell'Iran - infatti - è solo l'ultima (per ora) puntata di una mediocre sceneggiatura costruita su velleità personali, protervia ideologica e ossessioni anti-Occidentali e terzomondiste di cui Albanese è stata protagonista e l'Onu un po' spalla, un po' ostaggio.

Lei, seguendo un'improbabile lettura "rivoluzionista" della questione palestinese, sembra la mosca cocchiera di una molto evocata "lotta globale per la giustizia globale" contro quello che definisce esplicitamente "l'ultracapitalismo sfrenato". Lo schema è quello teorizzato tra gli altri da Ilan Pappé, che già poche settimane dopo il 7 ottobre parlava di "una Palestina globale" che "deve sapersi opporre all'Israele globale fatto di governi occidentali e industria militare". Ora chiunque è libero di coltivare le sue illusioni ideologiche, per quanto puerili. Non dovrebbe invece muoversi come una qualsiasi influencer dell'ostilità anti-Israele - diffondendo una narrazione costellata di mistificazioni e faziosità clamorose - chi esercita un mandato che richiederebbe invece "alto profilo", "imparzialità e inclusività", soprattutto in Medio Oriente, scacchiere delicatissimo e terra carica di storie dolorose, da una parte e dall'altra.

E invece Albanese, che già in passato aveva definito Usa ed Europa "soggiogati dalla lobby ebraica e dal senso di colpa per l'Olocausto" per poi scusarsi, dopo il 7 ottobre ha relativizzato il massacro: rispondendo a Macron ha spiegato che le vittime sono state uccise "in reazione all'oppressione di Israele", poi ha minimizzato il terrorismo e il profilo terroristico di Hamas. Ha visto e vede solo il presunto "genocidio", di cui il mondo comunista-sovietico parla da 40 anni, ha inflitto un'umiliazione agghiacciante a un sindaco che voleva solo ricordare gli ostaggi israeliani, ha insolentito la senatrice Liliana Segre affermando che un "condizionamento emotivo" "non la rende lucida" quando parla della guerra. E l'Onu, organizzazione in cui le democrazie sono ormai minoranza, l'Onu che col suo segretario si congratula col regime oscurantista di Teheran per l'anniversario della "rivoluzione" islamista, l'Onu che elegge l'Iran negli organismi che si occupano di diritti, parità di genere o sviluppo sociale, questa Onu non ha mai inteso fare o eccepire niente.

Ora vedremo cosa accadrà, ma ciò che i suoi supporter potranno senz'altro rimproverare all'Onu, e ad Albanese, è di aver fatto molto per il fronte politico "pro Pal", ma poco o niente per quei palestinesi che cercano non la vittoria o la "rivolzione" ma vera pace e democrazia, finalmente liberi da Hamas.

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