La Biennale è un'eccellenza italiana. Non è diventata tale dall'oggi al domani. C'è voluto un lungo lavoro in cui è stata centrale, per molti motivi, la figura di Paolo Baratta, soprattutto nella seconda presidenza (2008-2020). La destra ha sempre aspirato, giustamente, a guidare l'istituzione culturale più importante. Con l'arrivo di Pietrangelo Buttafuoco, ben accolto dalla struttura, sembrava che fosse venuto il momento buono. Ma è scoppiata una polemica che punta a delegittimarlo. Per quale motivo? Ufficialmente, per aver fatto partecipare la Russia alla mostra d'arte e per averne comunicato tardivamente la presenza al Ministero dei beni culturali. È stato un crescendo culminato ieri in una giornata surreale, al termine della quale, purtroppo, esce sconfitta l'immagine dell'Italia. Gli ispettori cercano carte a Ca' Giustinian. Si rincorrono le voci di commissariamento, poi smentite dal Ministero della cultura. Nel pomeriggio accade di tutto, in rapida successione. La giuria internazionale, a pochi giorni dalla vernice della Mostra, si dimette in blocco. Paga la decisione di escludere a priori i Paesi che hanno vertenze aperte con il tribunale dell'Aia. Cioè Russia e Israele. L'artista israeliano Belu-Simion Fainaru non ci sta. Non capisce perché non possa concorrere ai premi. Minaccia, in una intervista pubblicata in queste pagine, di fare ricorso contro la discriminazione. Qualche giorno dopo fa partire una lettera dei suoi legali. Il ministro Alessandro Giuli lo chiama per esprimere vicinanza e solidarietà. A questo punto, la Giuria capisce di essere andata in fuorigioco e se ne va. La Biennale annuncia che i Leoni d'oro e d'argento saranno assegnati dal pubblico al termine della Mostra. Risultato paradossale: potranno essere premiati anche il Padiglione russo e quello israeliano. Effetto collaterale: non si svolgerà la abituale cerimonia di premiazione, prevista per il 9 maggio e rinviata a novembre. In questa storia, si mescolano elementi diversi. Centrale è la questione delle sanzioni alla Russia e le lamentele della Unione europea pronta a levare due milioni di finanziamento. Una pratica politica. Buttafuoco rivendica di aver seguito le regole. A Roma, il ministero replica che la scelta, presa in totale autonomia, è sbagliata, e che avrebbero gradito essere informati prima. Non è tutto qua. Forse può aver giocato a sfavore di Buttafuoco il fatto di aver voluto iniziare in continuità col passato. La Mostra, a Roma, è sembrata un po' troppo woke, almeno a qualcuno. L'accusa di troppa prudenza suona però stonata. La prima, vera Esposizione "di Buttafuoco" sarà la prossima. Bastava aspettare, e portare a casa il risultato al momento giusto, come fanno quelli abituati a guidare "macchine" così complesse.
In parte, può aver giocato una rivalità tra il ministro e il presidente, entrambi provenienti dal Foglio, entrambi con un profilo nettamente di destra. Per ora c'è solo una cosa definitiva: la notizia del caos in laguna farà il giro del mondo. E non farà una buona impressione.